«Lui è in cella, ma solo ora dopo 5 anni»
Arrestato per la condanna definitiva l’uomo che tentò di ucciderla e lei denuncia: «Non ha senso la galera così tardi»
Cinque anni dopo aver tentato di uccidere la donna con cui aveva una relazione, Mauro Fabbri, 53enne bondenese, finisce in carcere per scontare la pena residua (quasi 6 anni) della condanna definitiva per tentato omicidio di 8 anni e 4 mesi confermata lunedì scorso dalla Corte di Cassazione. La donna, Lucia Panigalli, 54 anni di Mirabello, ancora oggi dice di «essere stata miracolata», perchè l’uomo che lei amava, dal quale voleva allontanarsi, reagì aspettandola notte del 16 marzo del 2010, sotto casa, incappucciato,tendendole un agguato, armato di coltellaccio da cucina che le piantò al collo e in faccia. «Oggi con lui in carcere, però non so se riuscirò a dormire» dice Lucia poco dopo aver avuto conferma dal suo legale, Patrizia Micai dell’arresto del suo ex compagno.
«Il fatto che solo ora e a distanza di 5 anni finisca in carcere mi lascia l’amaro in bocca per tante situazioni. Spero che riuscirò davvero a dormire, a lasciar fuori dall mia vita gli incubi che mi perseguitano da 5 anni. Non so se ci riuscirò». Aveva raccontato Lucia, la sua storia alla Nuova Ferrara, e a tutti aveva detto di ritenersi un «cadavere che cammina»: perchè aveva paura che lui, l’ex compagno, Mauro Fabbri, tornato in libertà per i soliti pasticci tecnici della giustizia, tornasse sotto casa sua e finisse di fare ciò che aveva lasciato incompiuto quella notte. Si diceva e di dice vittima, Lucia Panigalli, di un «femminicidio mancato», e oggi dopo che i carabinieri martedì sera sono andati a casa dal suo ex fidanzato a prenderlo per portarlo in carcere, riflette e ribadisce: «Ora dovrei stare meglio ma non è così, l'angoscia che provo per me stessa, umanamente la sento anche nei "suoi" confronti». Perchè?
«Perchè abbandonata la rabbia e la voglia di fargliela pagare, penso che in tutta questa storia, dove non vince nessuno, anche lui a suo modo sia una vittima, di se stesso». E allora spiega ancora Luacia «mi chiedo che senso abbia mandare in galera, per un reato gravissimo come questo, una persona dopo cinque anni, durante i quali potrebbe aver fatto qualunque cosa, portandosi a spasso una mente a dir poco malata e mai curata». E concludendo: «Sì, meglio tardi che mai, è vero, ma un bel segnale forte delle istituzioni subito dopo il tentato omicidio, avrebbe mandato un bel messaggio di giustizia: così invece, a mio avviso, è come aver dato una sculacciata al gatto due ore dopo che ha fatto la pipì sul tappeto buono».
Resta il provvedimento, la burocrazia giudiziaria: lunedì scorso a Roma, la Corte di Cassazione ha confermato la codanna e dunque la pena è diventata esecutiva: martedì sera con in mano l’ordine di carcerazione emesso dai giudici, i carabinieri sono andati a casa di Fabbri e lo hanno arrestato per portarlo in carcere a Ferrara: qui dovrà scontare la pena residua degli oltre 8 anni e 4 mesi della sentenza: una parte l’ha già scontata. Gli restano 5 anni, 11 mesi e 23 giorni.
Daniele Predieri
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