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Sette anni vissuti pericolosamente

Sette anni vissuti pericolosamente

La cronistoria di una crisi partita dagli investimenti milanesi e sfociata nel commissariamento

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Sette anni vissuti pericolosamente. In questa maniera si potrebbe riassumere la storia della crisi Carife, che ha le sue radici negli investimenti immobiliari sbagliati nelle aree milanesi finiti nel processo Vegagest, ed esplode nel settembre 2009. Si conclude in questo periodo l’ispezione Bankitalia che rivela anomalìe sul credito, e sfocia nell’addio al direttore generale Gennaro Murolo, al posto del quale arriva Giuseppe Grassano, indicato come professionista gradito a Bankitalia. Grassano firma il primo bilancio in rosso della storia della banca; qualche mese dopo cambia anche la presidenza e buona parte del consiglio di amministrazione, con il numero uno della Fondazione, Sergio Lenzi, che si siede al posto di Alfredo Santini. Grassano fa in tempo a concludere la vendita della Banca di Treviso a Marostica (la firma è del presidente Lenzi), prima di essere sostituito dall’ex Deutsche Bank, Daniele Forin. Il 2011 è segnato dal downgrade di Moody’s, la società di rating che toglie una “tacca” alla valutazione delle emissioni Carife, proprio mentre la banca lancia l’aumento di capitale da 150 milioni di euro (21 euro il valore di vendita delle nuove azioni), che andrà in porto per intero. Nel frattempo esplode il caso Vegagest, Murolo e gli immobiliaristi milanesi partner di Carife nei cantieri Santa Monica e Miluce vengono indagati dal pm Gaetano Ruta. L’anno dopo l’assemblea dei soci autorizzerà gli amministratori ad avviare un’azione risarcitoria nei confronti di Murolo in sede civile, che prende forza anche dalla sentenza di condanna in primo grado dei principali imputati del processo penale.

Ma il 2013 verrà ricordato per il commissariamento della banca, il 27 maggio, con la nomina di Bruno Inzitari come amministratore straordinario (sarà affiancato in seguito da Giovanni Capitanio e sostituito un anno dopo da Antonio Blandini). I commissari si pongono subito l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro, individuano 295 esuberi e firmano un accordo con i sindacati, dopo una lunga trattativa, per tagli senza riduzioni di personale. L’anno scorso è stato scandito dalle dimostrazioni d’interesse prima di Popvicenza e poi di Caricento, finite in stand by, e le alterne vicende del caso Vegagest: prima l’assoluzione in appello di tutti gli imputati, poi l’annullamento della sentenza da parte della Cassazione. Qualche settimana fa l’inchiesta sulla vendita della Banca di Treviso.

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