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«Vendita illegale di birra, adesso basta»

«Vendita illegale di birra, adesso basta»

Le associazioni di categoria chiedono maggiori controlli e severità nel punire chi non rispetta le regole e falsa il mercato

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L’inchiesta della Nuova Ferrara sulla vendita illegale di alcolici in città, sanzionate con le maxi multe da parte dell’amministrazione comunale, ha riacceso la battaglia che stanno conducendo le associazioni di categoria per assicurare la legalità, soprattutto in centro storico.

Capita sempre più spesso di vedere negozi e non pubblici esercizi che tengono aperti fino a tardi e in alcuni caso somministrano anche alcolici in orari proibiti. Su questo argomento abbiamo sentito i raprpesnetati delle principali associazioni di categoria.

«Ovviamente nel commercio in città c’è qualcosa che non va – dichiara Matteo Musacci, presidente della Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) legata all’Ascom – quello delle vendita illegale degli alcolici è un problema che stiamo segnalando da tempo ancora prima del discorso delle maximulte. Una volta esisteva uno sbarramento nel concedere licenze di vendita e soprattutto buon senso. Qui invece ci troviamo di fronte a negozi che non sono pubblici esercizi. Bisognerebbe capire le problematiche che possono creare questi negozi tenendo aperto fino alle 2 e vendendo birre a 50 centesimi. Non si crea solo una turbativa di mercato, in quanto è da vedere anche la qualità della birra somministrata, ma si crea anche una turbativa sociale, perché per legge non si può dare da bere a ubriachi e un pubblico esercizio ha responsabilità diverse rispetto a certi negozi. È utile in questi casi fare prevenzione e poi essere certi che le multe comminate vengano pagate».

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« Non bisogna abbassare la guardia - conclude Musacci - ed è necessario portare avanti le nostre istanze con forza. Chi sbaglia e chi si comporta in maniera irregolare, senza distinzione di tipologia di negozio e di etnia, deve pagare. Serve la collaborazione di tutti».

«La maximulta è la cronaca di un fatto annunciato a più riprese - dichiara Alessandro Osti, direttore di Confesercenti - non c’è niente di strano. È un elemento di criticità che è stato più volte evidenziato. Questo fenomeno, lo abbiamo a più riprese dichiarato, avrebbe portato a una degenerazione nel commercio, come purtroppo è successo. E una delle conseguenze della grossa deregulation che come associazione stiamo combattendo e che si espande nel discorso anche delle aperture domenicali. Non esiste in Europa un fenomeno selvaggio come da noi. Ha fatto bene l’amministrazione a fare controlli. Ci sono due autorizzazioni diverse per gli alcolici: una è la vendita e la seconda è la mescita o somministrazione. Il commercio di prodotti alimentare è soggetto a una normativa precisa. Se sono negozi di vicinato non possono somministrare alcolici, cosa che possono fare i pubblici esercizi che hanno disciplina e normative diverse. Si faccia quindi ulteriore chiarezza per la tutela del commercio legale e maggiori controlli. Sono fenomeni che vanno monitorati più di altri».

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