Caricento si mette alle spalle l'affare Carife
Il presidente Roncarati: ci avevamo pensato seriamente, siamo da fascia alta. Utile 2014 in calo a 4,9 milioni, massicci accantonamenti
FERRARA
La ventilata acquisizione di Carife da parte di Caricento è ormai alle spalle. "Non era una boutade, ci avevamo pensato seriamente”, ha detto il presidente centese, Carlo Alberto Roncarati, nel presentare il bilancio 2014 a Ferrara. Per il direttore Ivan Damiano “l’opportunità effettivamente c’è stata: a differenza di altri che hanno parlato per mesi, abbiamo detto subito cosa ne pensavamo”. Poi, il 26 dicembre scorso, lo stop ufficiale all’ipotesi. Ora il presidente guarda a “un percorso di crescita autonomo: siamo un’azienda in movimento che vuole stare sul mercato”. Uno sviluppo non tanto in termini di apertura di nuove filiali (46 quelle attuali, tra le province di Ferrara, Bologna e Modena) “perché non è più questa la politica bancaria”. Mentre il direttore anticipa che nel preparare il piano d’impresa 2015-17 “stiamo valutando selettivi investimenti, sempre nei nostri territori”, scandisce le parole Damiano.
Prudenza nei prestiti, perseveranza nell’obiettivo del radicamento territoriale, senza mai fare il passo più lungo della gamba. E così la “formica” Cassa di Risparmio di Cento si è ritagliata un posto di tutto rispetto nel panorama del credito. “Siamo la più grande tra le piccole – dice Roncarati -, posizionata nella fascia alta della qualità bancaria del Paese”. C’è compiacimento tra i dirigenti per il progetto di bilancio 2014 approvato dal consiglio d’amministrazione e che sarà sottoposto all’assemblea dei soci del 28 aprile. Oltre 300 pagine che svelano “indicatori migliori dell’anno passato, in un quadro economico tuttora problematico ma che regala qualche spiraglio di luce”, sostiene il presidente dell’istituto guerciniano. Anche la simulazione degli stress test di derivazione Bce, “fatti in casa” con l’aiuto di Bankitalia, è confortante: “Con soddisfazione malcelata, diciamo che i risultati ci avrebbero permesso di superarli”. Se ne riparlerà entro un paio d’anni, quando la prova dovrà essere effettuata sul serio. Per il momento Roncarati punta a zittire i… gufi: “Con il bilancio che presentiamo oggi, non si giustifica chi a Cento ci pronostica come il prossimo Montepaschi: una caccia alle streghe incomprensibile”.
E’ il direttore Ivan Damiano a illustrare i dati. L’utile di esercizio 2014 è pari a 4,9 milioni di euro, in calo di oltre un terzo rispetto ai 7,6 del 2013, quando pesò in positivo il “regalo” della rivalutazione delle quote Banca d’Italia; al netto di tutto ciò, parliamo di un risultato in aumento del 34%. Quanto ai principali aggregati patrimoniali, per la prima volta nella storia di Caricento la raccolta totale supera i 4 miliardi (4.156,3 miliardi per un +7,9% sul 2013); cresce in particolare (+13,1%) quella diretta, raggiungendo uno stock di 2.295,7 milioni. E i prestiti? Calano ancora: -4,3% gli impieghi lordi. La stagnazione dell’economia pesa. “Abbiamo avuto un primo semestre 2014 molto brutto, quasi come quello terribile del 2009 – sostiene Damiano -. La richiesta di prestiti è ripartita a dicembre, poi confermata a gennaio: le aziende ricominciano a investire, ci sono primi segnali di ripresa. E negli ultimi tempi i mutui riportano incrementi a tripla cifra”. La diminuzione degli impieghi è comunque inferiore rispetto a quella media regionale. L’occhio è vigile sulle sofferenze e i crediti difficili da riscuotere. Le partite deteriorate lorde crescono del 2,4% (-7,3% il dato netto). La banca si tutela con massicci accantonamenti: il rapporto di copertura dell’intero comparto del credito anomalo sale dal 41,7% al 49%. “Siamo nella fascia di mercato delle banche più prudenti – puntualizza Damiano -. I crediti problematici hanno graffiato anche noi, ma decisamente meno di altri: ci siamo mossi in anticipo, siamo una banca estremamente solida”. Come evidenzia l’indicatore Core Tier 1, in crescita dall’11% all’11,89%.
Il conto economico “si sta rimettendo in equilibrio”, sottolinea il dg: margine di interesse di 44,8 milioni (+7,4%), commissioni nette a 26,3 milioni (+5,9%) e spese amministrative in calo del 7,6%. Quelle per il personale addirittura del 16,6%: i dipendenti passano da 416 a 414, ma nel 2014 sono stati assunti 23 giovani e confermati a tempo indeterminato 11 apprendisti. Il Roe è pari al 2,52%, contro il 2,01% del 2013, se non si considera la citata rivalutazione della quote. Ora i soci sono 9.121 (+860 rispetto al 2013). A loro sarà proposta l’attribuzione di un dividendo pari a 0,12 euro per azione, immutato rispetto all’anno precedente.
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