Fondazione Carife: anche il patrimonio è da valorizzare
Il presidente Maiarelli: bene le rassicurazioni del sindaco. È stato dato impulso all’attività ordinaria della banca
FERRARA
Il data room della Cassa di Risparmio di Ferrara è dunque nuovamente aperto, dall’altro ieri, per ospitare gli emissari di un istituto bancario impegnato a visionare i conti di corso Giovecca in vista di un’eventuale acquisizione. La svolta è stata annunciata dal sindaco Tiziano Tagliani sulla Nuova di ieri, dopo un colloquio con i commissari Antonio Blandini e Giovanni Capitanio, ed è appunto freschissima, tanto che regge il riserbo imposto dai rappresentanti di Bankitalia sull’identità degli emissari al lavoro. Si possono fare ipotesi, più o meno le solite degli ultimi mesi: Cariparma-Credit Agricole e Popolare dell’Emilia Romagna, con l’aggiunta di Popolare di Bari e Banca Popolare. È probabile che la prossima settimana si possa sapere qualcosa di più preciso, e solo allora sarà possibile delineare scenari per il futuro della principale banca del territorio.
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Questo è l’argomento che sta più a cuore ai dipendenti e ai soci azionisti, tra i quali c’è in prima fila la Fondazione Carife, in questa fase non ancora coinvolta dai commissari ma destinata a giocare un ruolo chiave nella fase finale della trattativa. «Abbiamo letto con piacere quanto dichiarato dal sindaco sul giornale, il momento è delicato e le sue considerazioni improntate all’ottimismo sul futuro della banca vanno nella direzione da tutti auspicata - sottolinea Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione - All’inizio dell’anno i commissari avevano riunito i capi servizio della banca per dare impulso all’attività ordinaria, grazie ad una ritrovata efficienza e capacità operativa. Adesso giungono queste notizie che danno una prospettiva alla banca e consolidano anche le garanzie occupazionali. Per quanto ci riguarda, però, per completare il quadro manca un elemento: la valorizzazione del patrimonio». È chiaro il messaggio rivolto ai commissari, che non hanno il mandato di tutelare gli azionisti ma comunque sono gli unici in contatto con il nuovo, potenziale acquirente: la Fondazione, come del resto i piccoli azionisti, si aspetta un’offerta che dia valore al titolo.
Anche per questo motivo risulta che Palazzo Crema stia battendo piste parallele a quella già imboccata con sicurezza dai commissari per quanto riguarda la vendita dei crediti di Commercio e Finanza, la controllata napoletana del leasing il cui impatto residuale sulla patrimonializzazione del gruppo, una volta completata l’operazione, potrebbe essere di una certa importanza. All’orizzonte era apparsa anche l’ipotesi di sfruttare la “bad bank” di cui si parla da mesi, a livello nazionale, per consentire una diluizione su più esercizi dell’impatto di crediti deteriorati di ritorno da Napoli, dopo appunto la cessione del pacchetto principale. Lo scenario è però legato all’assenso del mondo del credito, e già da alcune banche di vertice sono arrivati segnali poco incoraggianti: per il momento, insomma, impostare progetti che tengano conto della “bad bank” appare poco consigliabile.
I sindacati Carife, da parte loro, sono in attesa di essere convocati dai commissari per discutere dei trasferimenti di 49 addetti napoletani a Ferrara, a seguito appunto della cessione dell’operatività, annunciato per l’1 aprile. Evidentemente i tempi non sono ancora maturi.
Stefano Ciervo
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