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rimborsi ai creditori in 8 mesi

Il tribunale dice sì al concordato: la Tecopress è salva

Il tribunale dice sì al concordato: la Tecopress è salva

Il tribunale di Ferrara ha detto sì: sì all’omologa del Concordato preventivo in continuità aziendale chiesto dalla Tecopress di Dosso. Con l’omologa in tasca, ora l’azienda può ripartire, far fronte...

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Il tribunale di Ferrara ha detto sì: sì all’omologa del Concordato preventivo in continuità aziendale chiesto dalla Tecopress di Dosso. Con l’omologa in tasca, ora l’azienda può ripartire, far fronte ai creditori (avrà tempo 240 giorni per ripianare i debiti contratti e accordati con loro, pari circa a 12 milioni di euro), e iniziare a pensare alla ricostruzione, visto che sono già stati stanziati 50 milioni di euro (tra Regione e azienda) per ricostruire le strutture dei capannoni crollate durante il terremoto del maggio 2012.

Procura, tribunale, il commissario Aristide Pincelli e i creditori hanno tutti condiviso un parere favorevole, accogliendo la richiesta di concordato che in caso di bocciatura - aveva spiegato a la Nuova il titolare, Enzo Dondi - voleva dire fallimento: ora scongiurato.

E adesso? Adesso, con l’omologa in tasca, spiega il legale della ditta, l’avvocato Andrea Marzola - «si può pensare al futuro prossimo, con la prospettiva e la volontà di Tecopress di rispettare gli impegni presi». Far fronte ai creditori, dunque. Come ricordiamo Tecopress è uno dei gioielli produttivi della nostra provincia, in difficoltà prima del terremoto, poi in affanno (crisi di liquidità) dopo il sisma del 2102 con il crollo di 2/3 dei capannoni (in cui vi fu una vittima, Gerardo Cesaro, processo ancora in corso). Occupa 200 dipendenti e ha indotto che dà lavoro ad altre 200 famiglie nel Ferrarese. A nome del titolare dell’azienda, Enzo Dondi, l’avvocato Marzola spiega che «l’azienda dimostrerà di meritare la fiducia riposta con il sì al concordato. E ringrazia tutti coloro che hanno avuto un ruolo nel raggiungimento dell’omologa del concordato stesso: i creditori, i professionisti, i giudici di tribunale e procura, la stampa e soprattutto le banche».

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