«Indagato? Non lo so ma qualcuno infanga me e l’ospedale»
Dopo le notizie dei giorni scorsi sul coinvolgimento di una decina di persone (già indagate) nell’inchiesta bis sugli appalti del Polo di Cona, il direttore dell’azienda Sant’Anna Gabriele Rinaldi...
Dopo le notizie dei giorni scorsi sul coinvolgimento di una decina di persone (già indagate) nell’inchiesta bis sugli appalti del Polo di Cona, il direttore dell’azienda Sant’Anna Gabriele Rinaldi (che dall’1 marzo tornerà in servizio presso il laboratorio all’ospedale di Reggio Emilia) conferma di non avere notizie sulla sua iscrizione nel registro degli indagati, annuncia accertamenti sulla veridicità delle informazioni e sulla eventuale («se le notizie fossero vere») fuga di notizie. Rinaldi riferisce di aver letto «notizie relative a nuove ipotesi di reato asseritamente formulate a mio carico dalla procura della Repubblica di Ferrara. La cosa continua a stupirmi in quanto mai ho ricevuto comunicazione alcuna da parte dell'organo giudiziario di quanto, invece, leggo pressoché quotidianamente sui giornali».
Nella nota inviata ieri ai giornali Rinaldi scrive anche che, «a prescindere dal fatto che, in un paese che vuol dirsi civile, ciò non dovrebbe mai accadere per principio, la mia impressione è che, nel caso di specie, si tratti di un deliberato attacco alla mia persona. Ho già dato mandato, pertanto, di verificare, innanzitutto, se le notizie riportate dalla stampa siano vere e, in ogni caso, per accertare chi e per quale motivo ha divulgato informazioni che, per il codice di procedura penale, anche se fossero vere, dovrebbero essere coperte dal segreto istruttorio».
Il comunicato si conclude così: «La sensazione, purtroppo, è che, come in altri casi, si cerchi di strumentalizzare fatti privi di particolare rilievo al solo fine di screditare l'immagine del sottoscritto e, ancor peggio, dell'ottimo ospedale di Ferrara che, più che dall'acqua, è rovinato dal fango che, ciclicamente, gli viene riversato addosso da chi ha più a cuore il proprio tornaconto personale che quello della collettività».
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