Nutrie nel mirino, 70mila da abbattere
Il grosso roditore ‘importato’ dal sud America non rientra più tra le specie selvatiche, in provincia inizia la grande caccia
JOLANDA DI SAVOIA. In Inghilterra per sterminarle hanno impiegato addirittura l’esercito, tanto che fino al 1989 la famosa (e per alcuni, famigerata) caccia alla volpe era stata quasi messa da parte, sostituita dalla meno nobile ma più utile caccia alla nutria. Dal 1989 in Inghilterra le nutrie non esistono più. Alla voce eradicazione (da dizionario: eliminazione completa) della nutria, oltre Manica hanno già appeso il cartello ‘missione compiuta’.
Ben diversa, invece, è la situazione in Italia. Ed ancora più curioso e preoccupante è lo stato dell’arte per quanto riguarda la provincia di Ferrara. A giustificare quello che negli anni è divenuto un vero e proprio allarme basta un dato: nella sola provincia estense vivono oltre 70mila esemplari di nutrie. Un numero impressionante. Accompagnata (da quando ha fatto la sua apparizione nel nostro Paese, poco gentilmente “importata” da qualcuno dall’America Latina, in particolare da Paraguay e Bolivia) da una pessima fama (si sprecano i racconti di contadini morsicati dal roditore latino-americano, che può arrivare a misurare anche mezzo metro), la nutria si trova oggi nel bel mezzo di un ginepraio legislativo che l’ha fatta balzare agli onori delle cronache. Nell’agosto 2014 una legge dello Stato (la numero 116) ha deciso di togliere la nutria dalle categorie delle specie selvatiche. Niente più prerogative alle Province, stop anche ai fondi che (sempre attraverso le Province) la Regione Emilia-Romagna aveva erogato agli agricoltori come rimborso/risarcimento dei danni (agli argini, alle colture, ai terreni) provocati dal “grande topo”. Ma da noi capita che una legge ne tiri un’altra, e così la nutria viene de-classificata e considerata, appunto, al pari di topi, ratti e talpe. Di qui un rapido passaggio del legislatore: lo Stato delega ai Comuni tutta la gestione dell’Operazione Nutria, cioè la progressiva eliminazione di questa specie dal territorio nazionale. Il ragionamento “statale” è astuto: se la nutria è equiparata ai topi, e se la cosiddetta de-rattizzazione viene svolta dai Comuni, siano allora i Comuni ad occuparsi, d’ora in poi, anche delle annunciate stragi di nutrie. Logico. Detto, approvato, fatto. Fioccano le proteste, i Comuni dicono di non avere soldi. Ma la legge non cambia. Va detto che ogni Comune può abbattere nutrie solo nel perimetro del proprio territorio. A questo si aggiunga che la provincia di Ferrara porta il peso di due beffarde “aggravanti”: avere il 40% del proprio territorio sotto il livello del mare, ed annovera un Comune (Jolanda di Savoia) che in località Le Contane costituisce il territorio più basso d’Italia: – 3,44 metri sotto il livello del mare. Ma non basta: l’habitat preferito dalla nutria è costituito dalle zone acquatiche e ricche di corsi d’acqua. Sembra l’identikit della provincia di Ferrara. Ai Comuni non resta che una scelta: emanare ordinanze di abbattimento delle nutrie, ed affidarne l’esecuzione a cacciatori accreditati e “controllati” attraverso un sistema trasparente e molto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Sperando che questa (singolare) guerra possa finire nel più breve tempo possibile. Animalisti permettendo.
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