Sul caso Branchi irrompe ‘Chi l’ha visto?’
L’inviato a Goro: «È ora di dare un nome a chi ha ucciso Willy». Il 18enne venne trovato morto il 29 settembre 1988
GORO. «È venuto il momento di far cadere il muro di omertà, per dare finalmente un nome all’assassino di Willy Branchi, visti i silenzi e le reticenze che da anni ormai impediscono a tanti a Goro di parlare».
Con questo accorato appello, rivolto direttamente alla popolazione locale, l’inviato Giuseppe Rinaldi, ha concluso l’altra sera su Rai 3 la lunga puntata di “Chi l’ha visto?”, dopo aver fatto rimbalzare davanti allo schermo due inquietanti interrogativi, “perché un parroco ha deciso di parlare solo ora? Perché certe notizie escono dopo 26 anni dall’omicidio di Willy?”.
La lunga e dettagliata inchiesta giornalistica ha preso le mosse da quella fredda notte del 2 febbraio 1989, quando “un violento della zona”, Valeriano Forzati si stava dirigendo in auto verso il night “Laguna blu” di Bosco Mesola “con sul sedile a fianco una pistola beretta calibro 9 con 15 colpi nel caricatore – ricorda l’inviato-.” Probabilmente a scatenare la furia omicida di Forzati, soggetto noto alle forze dell’ordine perché “quando aveva bevuto diventava aggressivo e perché era l’ultimo ad aver visto Willy prima dell’omicidio”, è stato l’invito rivoltogli un paio d’ore prima dal buttafuori ad allontanarsi con l’accusa infamante di aver ucciso il 18enne di Goro, trovato morto e senza vestiti con la testa fracassata lungo un argine la notte del 29 settembre 1988. Tutto il resto è purtroppo una sequenza di orrori noti alla cronaca, sino all’epilogo finale in Argentina, dove Forzati, dopo la strage al Laguna Blu si era costituito, non prima di una fuga trans-oceanica. Forzati resta ucciso al culmine di un regolamento di conti tra detenuti e “con la sua morte l’uccisione di Willy sembra un mistero destinato a rimanere insoluto – spiega Rinaldi nel servizio giornalistico -, ma il fratello Luca dopo aver tenuto dentro una sofferenza per 26 anni cerca la verità.” L’inchiesta di “Chi l’ha visto?” mette in luce non solo la totale estraneità ai fatti più volte rivendicata da Forzati, ma anche i riscontri sopraggiunti dopo la riapertura delle indagini di un anno fa, quando l’ex-parroco Don Tiziano Bruscagin, che aveva celebrato i funerali del povero Willy, “rilascia testimonianze ad un giornalista, mai dette prima.” Inizia a dipanarsi “una strada completamente nuova dalle piste seguite allora – specifica Rinaldi -, che fa capo alla pedofilia e al probabile coinvolgimento di più persone.”
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
