«Caro Mattarella, giustizia per Denis»
Donata Bergamini scrive al presidente della Repubblica: se il suicidio è stato smentito, come si può archiviare il processo?
BOCCALEONE. «Caro Presidente,mi permetto di scriverLe un po' per disperazione ma anche con tanta fiducia sulla sua comprensione».
Donata Bergamini, sorella di Denis, il calciatore del Cosenza morto nel 1989, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per illustrargli il caso del decesso del fratello, sul quale ci sono ancora tanti misteri e omertà. Una lettera articolata, in cui Donata ricorda il fratello e le tappe di quello che resta un caso ancora aperto, in attesa del pronunciamento sull’opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione della nuova inchiesta che vede indagati Isabella Internò e Raffaele Pisano. «Avevo un fratello bellissimo che era un astro nascente del calcio - scrive Donata Bergamini a Mattarella - e giocava nel Cosenza quando questa squadra conosceva il momento più fastoso della sua storia sportiva. (...) Era bravo Denis. Era bravissimo. Lo volevano tutte le più grandi squadre della serie A ma lui volle rimanere a Cosenza perché amava quella società ma amava soprattutto quella gente che lo aveva adottato. Denis era parte di me, sig Presidente, ma ho potuto viverlo solo fino a quando aveva compiuto 27 anni». Fino a quel 18 novembre 1989 «quando il suo corpo venne violentato dalla ruota anteriore di un autoarticolato. Avevo 28 anni . Incidente? Suicidio? Suicidio. Questa fu la versione dei fatti che venne fornita dalla sua ex fidanzata che era con lui e dal conducente del camion che lo avrebbe investito a seguito di un "tuffo" che quel ragazzo pieno di vita e con il successo in mano ,avrebbe fatto per motivi inspiegabili ed inspiegati». Poi un «rapido e frettoloso processo», e il verdetto: “suicidio”. Ma un suicidio cui la famiglia Bergamini, è scritto nella lettera a Mattarella, non ha «mai creduto. Non era possibile. Non era vero. Io , la mia famiglia ed i miei genitori non ci siamo mai arresi di fronte a questa colossale bugia. Abbiamo impegnato tutte le nostre energie e dilapidato tutto il nostro patrimonio familiare per arrivare alla verità». Poi, il 15 luglio 2011, il gip di Castrovillari apre una nuova inchiesta e «da allora le nostra speranze di arrivare alla verità hanno via via preso sempre più corpo (...). Ci stavamo avvicinando sempre più alla verità. Una verità crudele e spietata, ma la verità.» Ricordando rilievi, indagini e consulenze, Donata spiega a Mattarella come «tutti hanno concordato sul fatto che mio fratello non è morto investito da quel maledetto camion». e il camion non ha investito Denis «ma lo ha "sormontato" parzialmente a bassissima velocità partendo da fermo girando la ruota sul suo povero corpo e facendo poi una breve retromarcia». Poi «il 23 febbraio scorso la procura ha chiesto al Gip che il caso Bergamini venisse archiviato». Ricordando quanto accaduto nell’udienza, Donata chiede al presidente: «Ma era compito nostro assicurare alla Giustizia gli assassini di Denis?». E se «mio fratello era già morto quando è stato " sormontato parzialmente" da quel camion come poteva essersi suicidato? Se la versione fornita dai due indagati è risultata essere incompatibile con gli accertamenti eseguiti e quindi falsa, come possiamo credere loro quando dicono che Denis si sarebbe suicidato? Ma soprattutto se il suicidio di mio fratello non solo non è stato provato ma addirittura smentito, come si può archiviare questo processo? Sono sfinita , sig Presidente. Ma io voglio soltanto chiederle: lei pensa che la mia legittima aspettativa di Giustizia possa essere stata soddisfatta dallo Stato riguardo alla morte di mio fratello? Noi abbiamo capito cosa è successo. Lo hanno capito tutti. Tutti tranne coloro che avrebbero dovuto rendergli Giustizia».
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