L’addio a Vancini nel ricordo grato della sua carità
Tanti amici per l’ultimo saluto al fondatore di Famè Zenteisa «Grande merito fu ritrovare la Selva enciclopedica centese»
CENTO. «Caro Guido, sei stato l’esempio più chiaro e coerente di come si può essere vicino e dentro alla stanza dei bottoni e alla corte dei potenti e al contempo servire in letizia, umiltà e spirito di autentico cristiano, gli assistiti della San Vincenzo e tutti coloro che si sono rivolti a te. E per i poveri di Cento, chiedere un’offerta davanti al cimitero nel giorno dei morti».
Sono stati davvero tanti i centesi che ieri, nella chiesa di San Lorenzo, hanno dato l’ultimo saluto a Guido Vancini, morto lunedì scorso all’età di 91anni. Da parte della comunità centese una testimonianza d’affetto e di stima nei confronti di uomo pubblico, storico di Cento, insegnante e giornalista, ideatore, fondatore e presidente di Famè Zenteisa, nel duplice titolo di associazione e giornale. Alle esequie, celebrate da monsignor Guizzardi, hanno partecipato anche il sindaco Piero Lodi e molti esponenti del mondo della cultura, dell’associazionismo e dell’imprenditoria locale. Per Vancini, una preghiera e tanti messaggi d’affetto; alla sua famiglia, tante testimonianze di vicinanza.
L’ultimo saluto, prima del commiato finale, è stato affidato al professore e amico Giuseppe Sitta: «Se con l’associazione, fondata 50 anni fa nell’Antica Osteria da Cencio, hai saputo, da bravo agricoltore, seminare il tuo amore per Cento, con il giornale, nato alla fine del 1988, sei arrivato al cuore di tutti i centesi, diventando la cassa di risonanza dei loro problemi e delle loro legittime richieste. Così, accanto ai grandi della politica e della letteratura italiana ed europea, ai grandi temi e agli eventi culturali della società centese, hanno trovato posto gli “amarcord”, le foto dei lettori, i lutti, le nascite, gli anniversari di matrimonio, le vecchie foto di classe, facendo così del giornale un vero e proprio Diario della Storia». Meriti che, secondo Sitta, basterebbero per inserire Vancini nel «grande libro della storia di Cento». Ma è nella grande passione di Vancini per la ricerca che sta «il merito d’aver scoperto in un angolo polveroso dell’Archivio storico del Comune, la Selva enciclopedica centese di Antonio Orsini, fonte documentaria fondamentale per la storia di Cento. Insieme abbiamo avuto la gioia, a lungo cullata, di vederla due anni fa pubblicata in 4 volumi».
A lasciare il segno poi l’amore e la carità di Vancini: la sua lunga militanza (da cofondatore) nella San Vincenzo Maschile di Cento, alla quale la famiglia devolverà le offerte, e nei Cursillos di cristianità.
Beatrice Barberini
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