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Quei diritti presenti ma negati

di Alessandra Mura
Quei diritti presenti ma negati

Nozze gay e trascrizioni, ecco il decreto del tribunale di Grosseto spiegato dall’avvocato Morassutto

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Cosa cambia con il decreto di Grosseto? Niente. Perché non fa altro che mettere in ordine principi e concetti già presenti nel nostro ordinamento. Eppure cambia tutto, perché per la prima volta in Italia questi stessi principi escono dalla teoria ed entrano nella pratica. Il tribunale di Grosseto ha dunque ordinato al Comune di annotare nel registro di Stato civile il matrimonio, contratto a New York, tra due persone dello stesso sesso, dopo che l’Ufficiale di stato civile ne aveva rifiutato la trascrizione. Sul significato e la portata del provvedimento abbiamo interpellato l’avvocato ferrarese Luca Morassutto, dell’avvocatura per i diritti Lgbt Rete Lenford, nonché autore dell’esposto che ha indotto la procura di Udine a stabilire che la circolare Alfano (che aveva annullato le trascrizioni ammesse dal sindaco di Milano Pisapia e altri sindaci) era illegittima.

Che ripercussioni può avere il decreto di Grosseto sugli altri Comuni italiani?

La trascrizione di matrimoni tra persone dello stesso sesso è possibile in qualunque Comune in cui risieda una coppia sposata omosessuale. Spetta però al Tribunale (e non al Prefetto) ordinare al Comune l’annotazione sul registro di Stato civile. I giudici non sono vincolati, ma il decreto di Grosseto sancisce principi applicabili in tutti i Comuni.

Quali sono i punti chiave del decreto?

L’ufficiale di Stato civile di Grosseto aveva rifiutato la trascrizione per due motivi, perché si trattava di due persone dello stesso sesso e perché ledeva l’ordine pubblico. Il decreto affronta, oltre a questi due aspetti, anche quello del concetto di contronatura.

Partiamo proprio da qui.

I giudici in poche righe hanno disintegrato il concetto di contronatura partendo proprio dall’articolo 29 della Costituzione che stabilisce che la famiglia e una società naturale fondata sul matrimonio. Bene, secondo il Tribunale di Grosseto non si può interpretare il concetto di società naturale in termini di diritto naturale, ipotizzando che ci siano famiglie contronatura, perché si tratta - parole testuali - di una lettura «medievale e discriminatoria». Il nostro, sottolineano i giudici, è uno stato di diritto e non una teocrazia, dunque è lo Stato che detta le norme del diritto positivo, non un organo religioso».

Era stato però il Ministro dell’Interno ad annullare le trascrizioni di Milano e di altri Comuni.

Il decreto Alfano non rispettava le peculiarità del regolamento, perché appunto questo è un tema di competenza dei Tribunali, non dei Prefetti. Alfano ha compiuto un colpo di mano visto che il manuale in uso al Ministero degli Interni prevede una regola specifica per gli Ufficiali di Stato Civile, ovvero che per qualsiasi modifica dei registri di Stato Civile si debbano rivolgere ai giudici e a nessun altro.

Torniamo a Grosseto: come ha confutato il Tribunale l’obiezione sulla violazione dell’ordine pubblico?

Facendo emergere un’enorme contraddizione. L’Italia è tra gli Stati fondatori dell’Unione Europea, e tra i firmatari della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) e della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, tutti soggetti che riconoscono i matrimoni omosessuali. Dunque come può lo stesso Paese aderire a principi ispiratori comuni così forti e poi negare un diritto riconosciuto dagli altri Stati? Ma non è la sola contraddizione che contraddistingue il nostro Paese, che ha firmato la convenzione che prevede la trasmissione degli atti di stato civile tra diversi Stati, ma solo per i matrimoni eterosessuali, a differenza degli altri firmatari che includono anche i matrimoni gay.

Resta l’ultima obiezione: essere dello stesso sesso.

Andiamo per esclusione: se non si tratta di unioni contronatura perché non siamo una teocrazia ma uno stato di diritto, se non c’è violazione dell’ordine pubblico, allora il diniego alla trascrizione è nient’altro che una discriminazione basata sull’orientamento sessuale, una discriminazione punita dalla Cedu a cui l’Italia aderisce. Qu«le motivo rimane infatti per sostenere che due persone che si amano non possono sposarsi perché sono dello stesso sesso? Nient’altro che becero razzismo. Non ci sono argomentazioni giuridiche che lo sostengono, ma solo ragioni ideologiche, e quindi discriminatorie.

Qual è dunque il significato profondo del decreto di Grosseto?

Il suo valore consiste nel sancire che quando una persona si sposta da uno Stato all’altro non porta con sè solo il suo corpo, ma anche i suoi diritti e tutte le caratteristiche che fanno parte del suo stato civile.

C’è chi ritiene che l’Italia abbia problemi più urgenti. Cosa risponde?

Quando sento dire che questi non sono i veri problemi rabbrividisco, perché uno Stato che nega i diritti civili nega i diritti fondamentali, e se oggi non riconosce questo diritto domani può non riconoscere quello al lavoro. Perché vuol dire che è uno Stato che non si vuole bene, e uno Stato che non si vuole bene non ha futuro. Vorrei che si capisse che uno Stato non è più forte quando vieta dei diritti a una parte della sua popolazione, ma apre la strada a future discriminazioni. Lo insegna la storia: uno Stato che nega i diritti è destinato a indebolirsi.

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