«Dietro quella sfiducia solo interessi personali»
Bufera in Partecipanza, il presidente Draghetti risponde ai contestatori e fissa al 24 maggio la data per le elezioni del nuovo consiglio dell’ente agrario
CENTO. «Dietro ai 10 firmatari della mozione di sfiducia nei confronti del presidente e dell'attuale magistratura, solo opportunismo o interessi personali da salvaguardare». È duro l'affondo del presidente Flavio Draghetti che ieri col vicepresidente Vasco Fortini e i magistrati Antonino Balboni, Fabrizio Balboni, Valter Balboni, Maurilio Guaraldi (assenti Tiziano Pirani e Oliviano Tassinari), ha annunciato che domenica 24 maggio, data di scadenza del mandato, si terranno le elezioni del nuovo consiglio della Partecipanza di Cento. A deliberare venerdì sera, un gruppo ristretto di consiglieri (6 quelli necessari in 2ª convocazione) che compongono oggi una coalizione di 8 membri, assottigliata dopo l’uscita dalla maggioranza di Bruno Casoni e Alessandro Tassinari: «Due magistrati che, proprio mentre si è iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, con facilità hanno cambiato opinione, alleandosi con chi ha ferocemente contestato quest’amministrazione». Approvata, riferisce Draghetti, la gestione provvisoria fino alla nomina delle nuove cariche e ritirato l'oggetto “Dimissioni presidente e magistratura”: «Preannunciando di non voler più partecipare a consigli convocati dall'attuale presidenza, i richiedenti non si sono presentati, dimostrando mancanza di senso di responsabilità. Invece questo governo, garantendo l'amministrazione ordinaria, non lascia l'ente senza guida e, continuando a operare secondo statuto, allontana dalla Partecipanza lo spettro del commissariamento». Poi, presidente e magistrati riferiscono che «sarebbero stati pronti a dare le dimissioni se i 10 consiglieri (8 di minoranza e i 2 fuoriusciti) promotori della mozione di sfiducia, fossero riusciti a esprimere nuovi governo e maggioranza. Ma non sono stati in grado: da loro solo inutili minacce». Draghetti e i magistrati hanno poi elencato i risultati raggiunti con «un nuovo modo di governare, ma insufficienti per far comprendere a certi consiglieri che il fine che si intende raggiungere è solo il bene dell'ente». La spaccatura è avvenuta proprio in prossimità della modifica della legge elettorale: «Il rammarico è di non aver potuto realizzare appieno il programma. L'attuale sistema elettorale dà adito a compromessi, umori, rancori personali, che non fanno che minare la stabilità di governodella Partecipanza». La proposta era di adeguare il sistema a quello dei Comuni con meno di 15mila abitanti: la lista che vince governa con premio di maggioranza (12 consiglieri su 18). «Ora i 10, ostacolando il rinnovamento - chiude Draghetti - hanno impedito la convocazione dell’assemblea di tutti i partecipanti, che si sarebbe espressa sulle modifiche dello statuto, tra cui la legge elettorale». (b.b.)