I leghisti: barbari mutanti
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
Quando gli ho nominato Fabio Bergamini e ho evocato Alan Fabbri ha sorriso, come per dire: oh, sono dei miei, la mia punta avanzata in Emilia. Dall’intervista a Flavio Tosi del 16 settembre 2013.
Anche i leghisti ferraresi hanno poca memoria. Un paio d’anni fa stavano più o meno tutti con l’eretico sindaco di Verona. Oggi nessuno. Si sono salvinizzati e deprecano questo signor Flavio Tosi che ha l’ardire di levare il capo e di voler mettere in difficoltà la corsa trionfale di Luca Zaia alla riconferma a governatore della Regione Veneto. Anche i leghisti ferraresi si son precipitati dalla parte del frumentone, cioè di chi ha maggior potere e orizzonte al momento, quindi il capo, perciò Matteo Salvini.
Passare in massa o quasi dalla parte del capo non è uno scandalo: è parte delle regole del gioco. Il nomadismo correntizio e i traslochi a corto raggio sono fisiologici. Basta contare quanti, nel Ferrarese, si son fatti renziani dalla sera alla mattina. E non fanno una piega. Quel che impressiona è invece la Lega che da secessionista settentrionalista è diventata nazionalista.
Salvini sta lavorando alla metamorfosi che ha per prodotto un partito spigoloso, grosso e rude con l’idea di sorbire le spoglie berlusconiane. Le Pen del nostro Stivale. Non per nulla il leader milanese ha scoperto che l’Italia è lunga: ieri ha fatto un comizio trascinapopolo nella già Roma Ladrona e in tempi recenti ha operato incursioni a Napoli e Palermo. Latitudini, queste, che nell’evo di Bossi, la Lega assegnava ai territori terroni. La Lega non è più quella di una volta.
La ricordate, quando si chiamava solo Padana? E ab origine (stessa radice di aborigeni), cioè agli esordi, avvistava Africa e balùba appena al sud del Po? Salvini, scavalcato Maroni e messo all’angolo Tosi, va traghettando la Lega da movimento separatista a partito di destra-destra addirittura patriottico, intransigente. Immaginate che fatica per i leghisti ferraresi, già tiepidi e poco gallici per temperamento, mutare così, in fretta e furia e di frequente l’orientamento dei loro fulmini ex valpadani.
Il ritorno sulla scena del guastafeste Tosi non ci voleva, ma permette di individuare il punto di massima vulnerabilità della Lega di Salvini. Nel momento preciso nel quale il movimento conosce l’apogeo, addirittura ha sopraffatto il vecchio alleato Berlusconi, ed è diventato nazionalista, ha smarrito la matrice genetica (ab origine) e quindi la sua identità.
Perdita che per i leghisti “culturali” dovrebbe essere disastrosa: essi non hanno più appartenenza fisica territoriale. E che via via è sostituita da un combattimento a mani nude contro iniquità, ingiustizie, sopraffazioni, abusi, occupazioni, invasioni, del quale Salvini è il solo Vercingetorige. Anche per la Lega un uomo solo al comando. E’ la risemantizzazione della Lega. Cioè il folklorico movimento dei barbari sognanti – li ricordate? – ha mutato tutta la sua attrezzatura di obiettivi, segni, significati, linguaggi.
Così che Tosi, un tempo in auge come aspirante leader del centrodestra tutto, con il suo moderatismo, trova il modo di interferire nel delicato momento della metamorfosi leghista. Ripeto: fase trionfante e fragile. Per Salvini e i suoi questo è il momento: presto il Veneto voterà per la Regione e, nel nostro piccolo, il console Alan Fabbri cerca la sonora riconferma della Lega a Bondeno sostenendo il successore Bergamini. Nell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna Fabbri è capogruppo del centrodestra rappresentando una Lega che nel solo Ferrarese è il secondo partito con il 26,2 per cento dei consensi (malconcia Forza Italia con un liofilizzato 9,5 per cento).
Nella cena assai affollata che Fabbri ha organizzato poche sere fa a San Bartolomeo in Bosco è saettato il grido di guerra contro Renzi e il Pd locale. Vogliono prendersi la Regione ritenendo che i cinque anni del mandato di Bonaccini giocheranno a loro favore. Sono stranamente pazienti, considerando il loro cipiglio barbarico. Forse perché hanno spostato la linea del Po al Canale di Sicilia, perché Berlusconi è divenuto l’ostacolo valicabile per il loro disegno lepeniano, perché rischiano d’andar d’accordo con la destra integrale, perché piace loro la Russia di Putin, perché prima immaginavano di coniare le leghe e oggi rimpiangono la lira. Barbari mutanti, più che sognanti.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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