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Mancano risorse: il forzato esilio dell’Auditorium

Alessandra Mura
Mancano risorse: il forzato esilio dell’Auditorium

La sala del Conservatorio chiusa al pubblico da 38 anni Struttura da 300 posti liberata da 54 tonnellate d’amianto

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FERRARA. Dietro quella facciata che tanti scambiano per una chiesa ma è l’ingresso del vecchio ospedale Sant’Anna, nell’omonima piazzetta, si distende - maestoso e nascosto - un salone lungo una settantina di metri, che come la Bella Addormentata aspetta la fine dell’incantesimo che gli impedisce di risvegliarsi di vita e di musica. È l’Auditorium del Conservatorio Frescobaldi, quattrocentesco luogo di cura e teatro dei tormenti di Torquato Tasso, abbandonato a inizio Novecento con l’apertura del nuovo ospedale di Corso Giovecca, riconvertito negli anni Trenta alla vocazione musicale dall’ingegnere del Comune di Ferrara Carlo Savonuzzi, e da 38 lunghissimi anni chiuso al pubblico in attesa della benzina (le risorse) capaci di mettere in moto l’opera di recupero.

Anima divisa tra periodo estense e modernità, l’Auditorium è stato protagonista del terzo e ultimo dei “percorsi democratici di conoscenza” organizzati dal circolo Pd Centro Storico da un’idea di Angela Pardi e Cristiano Guagliata, e che ieri, con gli interventi dell’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari e del consigliere Mario Vignolo, hanno toccato appunto la Ferrara del Novecento e l’area di piazzetta Sant’Anna e dell’Alda Costa-Boldini.

L’Auditorium, come il Mercato Coperto di Santo Stefano o l’ex Mof di cui si sono occupati le precedenti “passeggiate”, è un altro degli spazi cittadini inespressi e sotto (o per nulla) utilizzati, con la differenza di essere sconosciuto alle ultime generazioni e quasi dimenticato a causa del forzato esilio.

Eppure nel 2013, la salubrità minata dalle scosse di terremoto, l’Auditorium è stato sottoposto a un’imponente operazione di bonifica che ha portato a rimuovere 54 tonnellate di amianto, come ha spiegato la presidente del Conservatorio, Mirella Tuffanelli. Oggi la sala, che termina con una scala monumentale che porta al palcoscenico sul quale, nel 1985, è stato collocato un organo “sacrificando” la conchiglia acustica, viene fruita dagli studenti del Frescobaldi per esercitarsi (al freddo). Ma potrebbe contenere fino a 300 posti, secondo gli standard di sicurezza attuali, e diventare un’altra delle sale polivalenti del circuito cittadino.

I piani di recupero, ha spiegato ancora Tuffanelli, prevedono il ripristino del palcoscenico comprensivo di chiusura tramite sipario, la sistemazione della pavimentazione e un intervento strutturale di consolidamento con i fondi per il terremoto. La sola “entrata” sicura, visto che da quando la struttura da liceo musicale (di competenza della Provincia) è diventata Conservatorio Statale è passata sotto il Demanio e data in concessione gratuita al Comune con l’onere della manutenzione ordinaria e straordinaria.

Di onere è quantomai giusto parlare, visto che le risorse statali per l’edilizia hanno subito negli ultimi anni tagli fino al 50%. Così lo splendore dell’Auditorium continua ad assomigliare a una perla grezza, che lascia affiorare qua e là tracce di bellezza e di storia, come l’affresco di un cielo stellato che spunta dagli strati di intonaco. Inutile bussare alla porta del ministro all’Istruzione Stefania Giannini. Lo ha fatto, pochi giorni fa, la stessa Tuffanelli. Ma la priorità, a quanto pare, sono gli istituti musicali parificati.