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Petrolio a picco da mesi ma la benzina cala meno

Stefano Ciervo
Petrolio a picco da mesi ma la benzina cala meno

I prezzi alla pompa scendono con una curva molto più dolce di quella del greggio Rosati (Faib): esercenti senza colpe. Pesano nuove tasse e strategie industriali

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FERRARA. In un anno il prezzo della benzina in città è calato del 14%, nonostante il “rimbalzo” di febbraio (+0,3%), e gli automobilisti esultano. La curva che indica, appunto, la variazione del costo della verde alla pompa, così in discesa, si traduce in un bel risparmio sul pieno e in una boccata d’ossigeno particolarmente profonda per gli autotrasportatori. Il sorriso si smorza un poco, però, quando si butta l’occhio sull’altra curva rappresentata sul grafico a destra, che rappresenta i tassi di variazione (differenza percentuale mese su mese, identico metodo di calcolo) del costo del petrolio greggio, compreso carico sulla nave, spedizione e assicurazione sul trasporto.

Il dato sul prezzo della benzina è del Servizio statistica del Comune, quello del greggio è tratto dal sito del ministero dello Sviluppo economico. Si vede anche a occhio nudo che il greggio va giù a picco, soprattutto a partire dalla metà dell’anno scorso, seguito molto più pigramente dalla curva della benzina. Quell’area che si apre all’interno delle due curve rappresenta il mancato risparmio per i consumatori ferraresi derivato dalla crollo del petrolio sui mercati internazionali, che ha fatto registrare un calo superiore al 40% in un anno. È lampante la differenza rispetto al periodo tra metà 2010 e primavera 2011, quando l’andamento dei prezzi aveva favorito i consumatori, anche se non basta un accostamento grafico per trarre conclusioni.

Come si spiega la divergenza tra le curve? La tassazione gioca senz’altro un ruolo, perché il prezzo della benzina è storicamente gravata da accise pesantissime e incongruenti, che sono servite via via a pagare gli interventi post-disastro del Vajont, terremoti vari, guerre (a partire dal Libano) e perfino contratti degli autoferrotramvieri. I tassi di variazione del grafico, però, risentono solo del più recente balzello, cioè gli 0,04 euro al litro per far fronte all’immigrazione causata dalla crisi libica del 2011, e solo per uno dei dati della serie storica. Incidenza sicura, ma limitata, anche per l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% dell’ottobre 2013.

Cos’altro può incidere, allora? «Non certo le decisioni degli esercenti, che sono ormai privi di ogni margine operativo» allarga le braccia Michele Rosati, che segue il settore carburanti per la Confesercenti. Le compagnie petrolifere che controllano i vari marchi (Esso, Agip, Tamoil ecc.), infatti, siglano accordi pluriennali per garantire agli esercenti un margine fisso e garantiscono solo quello rispetto al prezzo ‘consigliato’ giorno per giorno: chi vuole fare sconti, che possono arrivare a 35 o 55 euro ogni mille litri sul servito o sul self service, li paga di tasca propria.

«FIno a qualche tempo fa gli esercenti avevano un margine minimo, di qualche millesimo al litro, in aumento, l’overprise, ora non è nemmeno pensabile» aggiunge Rosati. Di fatto la politica di prezzi aggressiva la fanno le sigle indipendenti oppure la grande distribuzione come Conad, il cui frequentatissimo punto vendita nelle vicinanze di Ferrara Nord, aperto da tre anni, non ha impresso un’accelerazione alla dinamica concorrenziale.

Restano da mettere nel conto, allora, i margini di raffinazione, che sono tagliati dagli eventuali incrementi dei costi di produzione della benzina dal greggio, ma sui quali i raffinatori possono incidere.

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