«Più servizi al malato, meno burocrazia»
Ieri la presentazione dei programmi dei due direttori generali di Asl e Sant’Anna, Paola Bardasi e Tiziano Carradori
Se un’immagine avrebbe dovuto in qualche modo riassumere il senso della prima conferenza stampa dei due direttori di Asl e Sant’Anna, Paola Bardasi e Tiziano Carradori, quella offerta ieri ai fotografi per rompere il ghiaccio nel giorno dell’insediamento appare sorprendente e quanto mai azzeccata. Un abbraccio estemporaneo e informale che preannunciava una delle parole d’ordine del mandato ricevuto dalla Regione (“integrazione tra le due aziende”), andato in scena nell’Aula Arlotti dell’ospedale di Cona.
Gli argomenti, a presentazioni concluse, non sono mancati: liste d'attesa più corte, taglio dei costi burocratici e amministrativi, recupero della mobilità passiva (una buona quota, il 7% della domanda complessiva di sanità in provincia, si dirige verso il Veneto, ha ricordato Carradori), miglioramento dell'appropriatezza dei ricoveri, completamento in provincia del piano delle Case della Salute e degli Ospedali di comunità, integrazione fra gli ospedali "periferici" e il Sant'Anna, valorizzazione delle eccellenze locali e della Scuola di Medicina.
Via i doppioni. Una sorta di “preview” del modello di sanità che sarà perseguito nei prossimi cinque anni, quelli del mandato “allungato” (Saltari e Rinaldi sono rimasti in carica per quattro anni). Saranno anni in cui, nella carenza di risorse e in attesa dei decreti attuativi della legge Balduzzi (che dedica una particolare attenzione al rapporto popolazione/posti letto), si dovrà potenziare, hanno spiegato i due dirigenti, «l’assistenza al paziente risparmiando il più possibile sulla sovrastruttura tecnico-amministrativa, in particolare sui doppioni».
«Per questa strada è possibile recuperare risorse e non poche», commentava ieri Paola Bardasi. «Un percorso già avviato dai due direttori precedenti - hanno sottolineato i due neodirigenti - e che porteremo avanti nei prossimi anni attraverso una stretta collaborazione».
Punti di vista. «Finora ho osservato la sanità ferrarese col telescopio (Carradori ha appena lasciato l’incarico di direttore generale dell’assessorato regionale alla Sanità, a Bologna, ndr), ora potrò utilizzare il microscopio per cogliere i problemi che non devono essere nascosti per poter essere affrontati e risolti efficacemente».
Uno è quello della mobilità passiva. In provincia di Ferrara, ha ricordato Carradori, su 100 domande di ricovero 87 vengono soddisfatte dai presidi ospedalieri locali, allargando il campo alla regione si raggiunge il 90%, il resto finisce fuori dall’Emilia Romagna con il Veneto che, «in un paio di strutture, tra cui la Clinica di Santa Maria Maddalena (Ro), concentra un buon 7%».
Per riportare a Ferrara e provincia i pazienti in fuga, e le risorse che finiscono oltre il Reno o oltre il Po, «si devono cambiare le condizioni e la strada per arrivarci non può che essere, l’integrazione, tra ospedali della provincia e tra ospedali e territorio», ha proseguito Carradori.
Lo stesso percorso raccomandato per incidere sui tempi di attesa per visite ed esami («che è già stato avviato e stiamo iniziando a registrare alcuni segnali positivi», ha annunciato Bardasi) e per ridurre i «ricoveri impropri e quelli ripetuti». Obiettivo non facile da conseguire senza ridurre i costi della burocrazia, «un dover etico», come l’ha definito Carradori.
«Il Sant'Anna è una bella struttura - così l’ha definita - è un ospedale che ha più spazi rispetto ad altri centri dello stesso tipo (il 30% di superficie in più per posto letto rispetto a quello di Baggiovara, a Modena) e questo è un aspetto positivo ma deve anche essere gestito sotto il profilo dei costi di gestione».
Spending review. Anche in questo caso non si parte da zero. «Chi mi ha preceduto - ha dichiarato il neodirettore del Sant’Anna - ha effettuato un trasloco molto impegnativo e affrontato l'emergenza del terremoto, di questo dobbiamo ringraziarlo. Rinaldi ha anche iniziato a svolgere una verifica sull’adeguatezza dei costi dei contratti sui quali andremo ad effettuare un ulteriore approfondimento».
La «rinegoziazione» annunciata da Carradori andrà ad incidere sui rapporti conflittuali (cause civili comprese) con il partner che gestisce i servizi non sanitari: Prog.Este. Contese che sono anche finite davanti al giudice innescando cause da centinaia di milioni di euro e che hanno attirato critiche sul modello del project financing.
Il ruolo di Bologna. «Sono marchigiano (di Fano, ndr) non bolognese, ma in Emilia Romagna vivo da 1976», ha precisato Carradori. Che sul tema delle Aree Vaste «che ispirano tanti timori» ha espresso la sua idea: «Non è detto che la fusione tra aziende sia meglio di altre soluzioni, come neppure non lo è mantenere l'autonomia senza poter attivare sinergie». Anche le "eccellenze" dovranno essere individuate e coltivate per essere portate sui tavoli che contano e adeguatamente valorizzate. Una scelta che dovrà essere fatta anche per lo “screening dell’Hpv” (virus responsabile del carcinoma al collo dell’utero): «Ferrara deve impegnarsi per diventare un punto di riferimento». Il discorso va esteso quindi anche all’Università e alla Scuola di Medicina.
Un nuovo modello. Bardasi, esperta di «economia sanitaria», ha battuto molto sulla riduzione dell’appartato tecnico-amministrativo e sulla necessità di preservare le risorse (oggi 40 milioni) destinate alla non autosufficienza. Una delle priorità sarà portare a compimento il piano di insediamento delle Case delle Salute e degli Ospedali di Comunità («compreso quello di Comacchio»). «L’Asl ha già cominciato a razionalizzare: le sedi sono state concentrate nel giro di qualche anno da 70 a 20 ed è stato un risultato importante», ha ricordato la dirigente.
Gioele Caccia
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