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L’Inps le chiede 8500 euro Ma non spiega il perché

L’Inps le chiede 8500 euro Ma non spiega il perché

Ginetta, 91 anni, dovrà versare all’ente la somma con trattenute mensili «Quando è arrivata la lettera, sono passata dal panico alla rabbia»

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Ha un debito di 8.500 euro con l’Inps, e non sa perché. L’unica certezza è quella, comunicata fin da novembre dall’ente previdenziale, che dovrà pagare la somma con “rate” mensili da 180 euro trattenute sulla sua pensione di reversibilità: circa mille euro, buona parte dei quali servono a retribuire la sua badante.

Se c’è un caso che può esemplificare lo smarrimento e l’impotenza di un cittadino messo di fronte al volto impersonale della burocrazia, è quello della signora Ginetta Gaier, 91 anni. Da quando, nel 1991, è rimasta vedova percepisce la reversibilità del marito, che aveva lavorato per l’Istituto Postelegrafonici. A novembre ha ricevuto una lettera dalla sede dell’Inps di Ferrara «nella quale mi viene comunicato - racconta - che dal 2010 fino al luglio del 2014 sono debitrice nei confronti dell’istituto della somma di 8.448,39 euro». Alla spiegazione la lettera dedica solo tre parole: “ricalcolo della pensione”, aggiungendo che, in mancanza di contestazioni, i prelievi mensili sarebbero cominciati a partire dal febbraio 2015. «Incredula - scrive Ginetta - sono passata da una sensazione di inquietudine al panico più totale e la rabbia ha preso il sopravvento soprattutto perché alla lettera non c’è allegato nessun prospetto di calcolo che mi dimostri come si è determinato l’indebito, per cui non sono nelle condizioni di capirne le ragioni e le motivazioni. Quindi, mi viene tolta la possibilità di dimostrare le mie ragioni e di impugnare un eventuale ricorso amministrativo».

Viste anche le precarie condizioni di salute, la signora si è affidata a un patronato, a cui ha delegato il compito di rappresentarla nel confronto con l’Inps. Ma a tutt’oggi dall’ente previdenziale non sono arrivate risposte nè spiegazioni. A lasciare perplessi Ginetta e i suoi familiari è il fatto che dal 1991 a oggi l’importo della pensione non ha mai subìto variazioni se non un normale adeguamento.

«Come è possibile che dal 2010 al 2014 si sia accumulato un debito di questa rilevanza? - si domandano - L’Inps dovrebbe fornire motivazioni più articolate e argomentate che non un “ricalcolo della pensione” che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Da tre anni l’Inps non mette nelle condizioni milioni di pensionati di conoscere a quanto ammonta la pensione per l’anno di riferimento, e questo non è accettabile. Magari salterà fuori che c’è effettivamente un debito, ma ci deve essere spiegato nel dettaglio, visto che il patronato, dopo aver esaminato tutta la documentazione, non ha trovato nessun elemento che possa giustificare l’ammanco che ci viene contestato». Il tutto con l’aggravante dell’età della signora Ginetta, 91 anni. Pur “fortunata” perché, a differenza di tanti suoi “coetanei” non è sola ad affrontare il cuore freddo della burocrazia.

Alessandra Mura

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