Legionella, botta e risposta sui controlli
In aula per la morte di una paziente. Il pm : non si facevano perchè costavano? Carlini (S. Anna): sicurezza al primo posto
La domanda dell’accusa è ad effetto, la risposta dal banco degli imputati decisa. Botta e risposta spiegano più di ogni altro atto giudiziario o sanitario il processo in corso per la morte di una anziana paziente deceduta nel 2011 al vecchio Sant’Anna, per legionella, batterio che avrebbe contratto durante la degenza nel reparto di nefrologia.
Calo di attenzione. «Scusi la banalizzazione - chiede il pm Nicola Proto al dirigente sanitario Ermes Carlini - sa se i controlli contro le infezioni batteriche avevano costi rilevanti? Non è possibile vi sia stato un calo di attenzione dovuto al periodo di transizione, in prossimità del trasloco dal vecchio al nuovo Sant’Anna di Cona?» «Mi sento di escluderlo, la sicurezza è sempre stata un cardine nella nostra attività», dice determinato Carlini, imputato di aver causato - indirettamente - assieme ad un’altra dirigente sanitaria, Paola Antonioli, la morte della anziana per carenza di controlli sull’acqua del Sant’Anna.
Il batterio nel rubinetto. La donna secondo l’accusa avrebbe contratto la legionella nel reparto di nefrologia, dove nel rubinetto dell’acqua calda della cucinetta venne isolato il batterio. Secondo la procura e la parte civile (avvocati Gambellone e Ressa) l’anziana morì per aver contratto quel batterio (anche se non vi è certezza genetica, non sia se è lo stesso). Secondo lo stesso Carlini, ieri ascoltato a lungo in tribunale, fu fatto il possibile, ha spiegato rispondendo al pm: «Non mi occupo di bilanci di azienda, ma i protocolli sui controlli sono sempre gli stessi e sono sempre rispettati, prendiamo tutte le misure possibili su tutto, anche per Ebola: lo abbiamo fatto dal 1999 e fino ad oggi, rispettando le linee guida».
Una maratona in aula. Invece, per l’accusa vi fu carenza di controlli. Niente di tutto questo, hanno spiegato ieri, in una maratona in aula i testimoni delle difese: prima lo stesso Carlini che ha spiegato come i protocolli della Regione sui controlli dell’acqua nell’ospedale furono rispettati a dovere.
Due versioni del piano. Ma come ha riferito ancora il pm Proto, agli atti risultano due versioni dei piani di lavoro contro le infezioni (Watersafetyplan) nell’acqua: uno di questi è stato consegnato dalla Antonioli durante il processo e non ai carabinieri del Nas quando fecero i primi atti al Sant’Anna nel febbraio 2012, ai primi passi dell’inchiesta. Si tratta ha spiegato Carlini, comunque di atti in working in progress, dunque frutto di varie elaborazioni e «tutti i soggetti dell’ospedale, oltre 400, erano informati dei protocolli e sui controlli dal lontano 1999 vi sono tutti i referti». Sul rispetto dei protocolli ha ribadito al giudice Franco Attinà, l’ingegner Robero Gagarelli, esperto della Regione che ha redatto le linee guida del Water plan dal 2008, il protocollo che il vecchio Sant’Anna ha sempre seguito. Come del resto confermato anche da un altro tecnico, l’ingegner Beccati responsabile del servizio tecnico che lavorava col presidio igiene dei dirigenti imputati.
Meno soldi, stessi controlli Dirigenti sanitari, Baldi e Antonioli, che non avevano voce in capitolo sulle spese, ad esempio dei controlli, come ha spiegato l’ex direttore generale Riccardo Baldi, mentre come ha ricordato l’ingegnere Beccati, seppur il budget di interventi venne ridotto dai 5 ai 2 milioni di euro e non si potevano nemmeno più fare manutenzioni straordinarie (trasloco imminente), i controlli sulle acque erano gli stessi.
La sentenza a giugno. Sui controlli alla prossima udienza del 14 aprile, verranno ascoltati proprio due tecnici della ditta Siram, che faceva campioni e analisi delle acque dell’ospedale, che svolge stesse mansioni oggi a Cona, per confermare che non vi fu affatto carenza nei monitoraggi. Poi il processo verrà rinviato al 17 giugno, per conclusioni e sentenza.
Daniele Predieri
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