Cna e le storie di impresa Giovani tra ricordi e speranze
Domani alle ore 9.30, presso la sede provinciale della Cna (via Caldirolo 84 – Ferrara), si svolgerà la cerimonia di premiazione dei vincitori della V edizione del concorso Storie di Impresa,...
Domani alle ore 9.30, presso la sede provinciale della Cna (via Caldirolo 84 – Ferrara), si svolgerà la cerimonia di premiazione dei vincitori della V edizione del concorso Storie di Impresa, iniziativa rivolta ai giovani della nostra provincia, che premia i migliori racconti ed elaborati ispirati ad esperienze e storie di imprenditori, o di imprese.
«Questo nostro concorso Storie di Impresa – commenta il presidente provinciale della Cna, Alberto Minarelli, che aprirà, sabato, la cerimonia di premiazione – mantiene tutta la sua attualità, nello sforzo di valorizzare la trasmissione tra i giovani di valori importanti, collegati alla storia e cultura d’impresa nella nostra provincia».
Alcuni brani delle storie e i racconti presentati brani dei quali saranno interpretati dall’attore Giuseppe Gandini, hanno come filo conduttore la rappresentazione del mondo umano e produttivo.
Dalla merceria a Pontelagoscuro, che prende le mosse “da qualche gomitolo di lana e spagnoletta, che la nonna Delia decide di vendere sul divano in cucina”, al meccanico di Barco, partito come ragazzo di bottega che “tornava a casa e sperimentava tutto ciò che aveva visto fare poco prima dal suo datore di lavoro”. O la nascita di una gelateria artigiana, resa prospera grazie al legame fortissimo, nel lavoro e nella vita privata, tra i due protagonisti: “La forza di quel piccolo locale, semplice e senza scoppiettanti apparenze, è proprio la coppia di coniugi che sta dietro al bancone, a sorridere e servire come se non esistesse cosa più importante della soddisfazione del cliente nel mangiare palline di gelato”.
La famiglia, partecipe dell’avventura imprenditoriale in modo solidale, traspare spesso dalle storie descritte dai giovani partecipanti al concorso: “L’avventura di mio padre come imprenditore ha avuto inizio quasi trent’anni fa, io e mia sorella eravamo solo delle bambine. Ha deciso di aprire la sua impresa individuale per installare impianti elettrici, quello che ha fatto tutta la vita, noi siamo cresciute dentro l’azienda”.
Il lavoro dell’artigiano è rappresentato talvolta con poesia: “Quell’odore di inchiostro che impregnava i vestiti. Il rumore regolare e costante della macchina da stampa che batteva le sue lettere di piombo …”. O come chiave di conoscenza di vere e proprie micro realtà sconosciute: “Entrando in un mondo di lavori su tetti, tralicci e capannoni iniziarono ad arrivare richieste per altri progetti”. E ancora, “producevo, insieme a diciotto collaboratori, vestiti di alta sartoria a livello industriale. Lavoravo proprio qui in via XX Settembre 14!”. Tra queste micro realtà, il piccolo paese in cui si vive, trampolino di una avventura imprenditoriale come un autonoleggio: “Il fascino degli imprenditori di generazioni diverse sta tutto qui: nella capacità di non temere il futuro, perché si ha la forza di ruote ben salde nella carreggiata della storia di una piccola città”. E, comunque, come spiega un altro imprenditore “fare l’artigiano significa innanzitutto amare il proprio mestiere”.
Ma anche gli anni più recenti e l’attualità, trovano spazio nelle storie presentate. L’arrivo “dei nuvoloni neri” portati dalla crisi: “Adesso essere agricoltori non comprende più avere una condizione sociale importante, nonostante le dieci o dodici ore di lavoro”. Ma dalla crisi riescono a farsi strada opportunità nuove, come quelle dei dipendenti di un supermercato cittadino, a rischio di chiusura, rilevato dai dipendenti: “Tra l’oggi e il domani ci siamo trovati a casa dal lavoro. Questo posto ce lo siamo sempre sentito nostro. Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di fare una società”. O lo sforzo di nuove generazioni di imprenditori di inventarsi nuove attività, ad esempio, nell’ambito delle energie alternative, oppure una «biopastoreria»: “La battaglia di Giovanni consiste proprio nel distruggere il controsenso del biologico industriale. Le sue mele non le mangia solo il contadino e la casalinga, ma anche il medico e l’astronauta (…)”.
E, infine, il legame unico tra imprenditore e dipendente, in un’azienda artigiana di torrefazione del caffè, fattasi grande con il passare del tempo: “Sono da 40 anni qua, rimango qua. Devo mantenere una promessa fatta ad una persona che non c’è più. E’ la persona da cui è partita l’azienda. Mi ha chiesto di non abbandonarla mai. E io sono ancora qui”.
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