Paga tutti gli stipendi ma non l’Iva, assolto
Imprenditore a processo per non aver versato 850mila euro di imposta Il mancato incasso dei crediti aveva provocato in azienda una crisi di liquidità
Non ha versato l’iva allo Stato ma «il fatto non costituisce reato». Con questa formula un giudice del tribunale di Marsala (TP) ha assolto alcuni giorni fa A.M., imprenditore già residente e operativo nella provincia di Ferrara poi trasferitosi in Romagna, dal reato tributario per il quale rischiava una pena da sei mesi a due anni.
L’uomo, amministratore di una società con sede nella città siciliana, è finito davanti al giudice monocratico per un reato che da qualche anno si riscontra con particolare frequenza nei ruolini dei tribunali: violazione dell’articolo 10 ter del decreto legislativo 74/2000, in pratica omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto.
A.M., che nel processo era assistito dal avvocato Pasquale Longobucco dello studio Mgtm- Avvocati Associati, del foro di Ferrara, è finito a giudizio perché in qualità di legale rappresentante della cooperativa S.L., con sede nella città siciliana, non aveva pagato l’iva complessiva di 849.329 euro. Imposta dovuta su un volume d’affari di circa 5 milioni di euro (fatturati), 2 soltanto dei quali però effettivamente incassati.
Il versamento, relativo ai ricavi del 2010, avrebbe dovuto essere compiuto entro la fine del 2011 ma la scadenza non fu rispettata. Da qui l’inchiesta e il rinvio a giudizio dell’imprenditore. Nell'istruttoria dibattimentale sono stati sentiti anche alcuni consulenti, tra cui il ferrarese Massimo Maiarelli, che hanno valutato la situazione dell’azienda e il contesto in cui ha agito l’imprenditore nel periodo considerato dal processo.
L’esame dei conti svolto da Maiarelli ha fatto emergere una sostanziale crisi di liquidità della società, che non le ha consentito - queste le motivazioni proposte dalla difesa dell’imputato - di far fronte alle scadenze dei versamenti nonostante gli sforzi compiuti dall’imprenditore «che aveva fatto di tutto - spiega l’avvocato Longobucco - per risollevare le sorti economiche dell’azienda».
L’elemento più interessante del caso ruota attorno alle scelte compiute dall’amministratore della cooperativa che aveva provveduto a pagare tutti i dipendenti «ritenuti dal nostro ordinamento creditori privilegiati - precisa ancora Longobucco - senza tuttavia riuscire ad incassare dai propri clienti tutti i crediti per poter far fronte al debito iva».
Una situazione critica, oggi comune a molte imprese che a causa delle difficoltà di mercato e del mancato recupero dei propri crediti rischiano la chiusura.
La mancanza di liquidità è stata presentata dalla difesa come una «causa esterna alla volontà dell'imputato - conclude Longobucco - a nostro avviso era quindi da considerarsi causa di forza maggiore e dunque non addebitabile all'imprenditore». Una tesi poi accolta dal giudice. La sentenza è stata già pubblicata su riviste specialistiche.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
