Uniti per salvare la caffetteria di Schifanoia
Spath (Fdi) e Fabbri (Lega Nord) garantiscono l’impegno politico contro la chiusura
Solo tre settimane e la caffetteria che da diciassette anni e mezzo è aperta al giardino di Palazzo Schifanoia rischia seriamente di dover chiudere le serrande. Il 3 aprile scade il contratto con il Comune e in assenza di una nuova convenzione o quantomeno di una proroga il destino è segnato. Ma il gestore non si arrende e in tanti lo appoggiano.
«Questo locale - racconta Simone Bavia - è lo specchio della mia anima, ci ho messo la mia creatività e anche dei soldi. In tutti questi anni ho cercato di emozionare turisti e ferraresi, rivitalizzando uno spazio che prima era adibito a magazzino e pollaio. Sono molto contento del sostegno che mi sta arrivando da tante persone, anche giornalisti e scrittori stranieri che hanno parlato di questo posto in tutto il mondo».
Il gruppo su Facebook “Salviamo Caffetteria Schifanoia #vincelospirito” conta già circa 2.200 iscritti, mentre è aperta una raccolta di firme e di fondi per dare una mano a Bavia. Il locale, che come lo storico palazzo ha risentito della chiusura imposta dal terremoto, ha riaperto il 12 febbraio, avendo già ricevuto però l'intimazione da parte del Comune di sgomberare. Un nuovo incontro col capo di gabinetto del sindaco si terrà mercoledì. «Spero nella volontà politica di raggiungere un accordo di buon senso», dice il gestore il quale pure in questi giorni sta organizzando nel locale appuntamenti culturali. In suo sostegno si sono mossi anche Paolo Spath e Alan Fabbri. Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia ha già pronto un ordine del giorno che sarà protocollato domani: «Il Comune - spiega Spath - deve fare di tutto per scongiurare la chiusura di questo posto magico, che rappresenta un'eccellenza del nostro turismo e della nostra capacità ricettiva. Ne parlerò con Giorgia Meloni, è possibile anche un'interrogazione parlamentare». Sulla stessa linea anche il capogruppo in Regione della Lega Nord: «Va riconosciuta la bravura di chi ha creato questo locale, che davvero profuma di poesia - sostiene Fabbri -. Spesso ci si riempie la bocca con la qualificazione di Ferrara come città d'arte e di cultura, poi quando qualcuno organizza qualcosa di positivo viene cassato nei fatti».
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
