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i venerdì dell’universo

AstroSamantha, la missione funziona

AstroSamantha, la missione funziona

Unife nello spazio, i primi risultati del progetto Drain Brain sugli effetti della microgravità

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Il quinto appuntamento della rassegna “I venerdì dell'Universo” ha registrato l'altra sera alla Sala Estense il tutto esaurito. Particolarmente interessante era il tema “Unife nello spazio: il Sistema cardiovascolare in microgravità e la Missione Futura” affrontato da Salvatore Pignataro direttore della Missione per l'aspetto tecnologico e dal professor Paolo Zamboni per quello medico. Con l'apporto di una serie di immagini Pignataro partendo dal presupposto che il programma della Stazione spaziale è il più importante della Missione ha mostrato cosa è in sostanza la Stazione, come è nata, come è fatta all'interno e chi l'ha costruita (L'Italia ha avuto in questo un ruolo predominante) . «La Stazione è un satellite abitato dall'uomo- ha esordito - orbita intorno alla terra a 400 chilometri di altezza ed è abitata ininterrottamente dal 2 novembre 2000. È un oggetto molto complesso con un laboratorio scientifico e tecnologico in condizione di microgravità. È nata da un programma congiunto fra 5 agenzie spaziali per un totale di 15 nazioni cooperanti; pesa 450 tonnellate viaggia a 28.000 km l'ora. Gli astronauti vedono perciò ogni giorno 16 albe e altrettanti tramonti». Nel laboratorio scientifico si studiano diverse discipline tra cui la fisiologia umana ed è proprio su un aspetto di quest'ultima che si è basato poi l'intervento di Zamboni autore del progetto Unife "Drain Brain" ovvero «cosa si può fare sul fisico dell'astronauta in previsione di una lunga permanenza nello spazio, quando in futuro potrà andare alla ricerca di qualcosa a sostegno del nostro pianeta ».

«La permanenza prolungata in certe condizioni di microgravità produce infatti uno scompenso cardiaco e sintomi neurologici - ha spiegato Zamboni - il cuore diventa più piccolo perché le cellule si modificano, da qui la necessità di aumentare le conoscenze attraverso un plettismografo che la nostra Samantha Cristoforetti ha indossato per registrare alcuni dati che stiamo valutando attentamente ».

Margherita Goberti

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