La Nuova Ferrara

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LA DOMENICA

Evviva il mercato sul Listone

Piazza e mercato
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Piazza e mercato

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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Mercato del venerdì ancora sul Listone? Oppure alla larga dal Listone? Questa disputa che farcisce le cronache della settimana, sinceramente, ha rotto le scatole. Non tanto perché annoia ogni città che non ha altro a cui pensare o, per dirla tutta, perché è una guerra tra poveri (commercianti con i cassetti vuoti, associazioni in deficit di tessere).

Ma perché alla lunga chiude i pensieri di Ferrara nel suo ombelico, e può consentire a chi ci amministra e gli esercenti a scaricare ogni aspirazione, ogni futuro, ogni progetto sul Listone. Un rettangolo architettonico-alibi. È un argomento deviante. È un tema che fa deflettere le vere sfide programmatiche, i necessari rischi politici su qualche decina d'ambulanti, poche ore di mercato in un solo giorno della settimana. Si tratta della fìsima di un sindacato di commercianti e dell'amministrazione.

Nel vocabolario il termine fìsima vuol dire ossessione, e deriva da sofisma: è una parola documentata nel XIII secolo e quindi ha l'età della nostra cattedrale. In sostanza un cavillo di poco conto. Il confronto sul mercato del venerdì sul Listone lo è. Chi in questi giorni e in tutti questi anni è andato cianciando sulla sterilizzazione della piazza si basa su almeno tre constatazioni che più provinciali, bigotte e pretestuose non ne esistono.

Mi pare di sentirli:

1.Le mutande in esposizione all'ombra della cattedrale sono volgari. Il turista si disorienta.

2.Il transito e lo stazionamento dei furgoni e il montaggio delle tende degli ambulanti mettono a prova la pavimentazione di piazza Trento e Trieste.

3.Spostare quelle bancarelle in Porta Reno o in piazza Travaglio non cambierebbe nulla per gli ambulanti e i negozianti.

4.Sarebbe ora che il Listone fosse rispettato come quinta teatrale architettonica, libera e sgombra.

Chi è convinto di queste fandonie non sa un tubo di storia (e perciò non rispetta il presente) e non lavora per il bene di Ferrara. Va chiarito che questa piazza lunga, stesa tra il fianco della cattedrale e quello che fu il Palazzo della Ragione, è per origine e funzione lo spazio del mercato. Si potrebbe chiamare piazza Erbe, così come è replicato nel vicino Veneto e in Lombardia.

Area pubblica, commerciale, economica dove la gente e la quotidianità devono abitare-incontrarsi. Azzerare questo scopo urbanistico (poche ore in un solo giorno della settimana) vorrebbe dire cancellare il residuo significato funzionale della piazza. Realizzerebbe il miracolo patetico di un Listone metafisico, la creazione di un recinto per i fotografi, gli umarell, per i turisti digitali.

Da piazza del mercato a piazza da parata. Quest'ultima solennemente finta. Se ne convincano gli amministratori del Comune: il recentissimo restauro non è stato una plastica facciale, ma una restituzione funzionale. A gravare sul Listone non è l'insidia ottica della mutanda lillà o il sogno di un lieto cratere di mattoni e marmi rossi e bianchi. Non è nemmeno la baruffa accesa da un'associazione di categoria (che così comprova il suo "io esisto"). Pesa piuttosto il rischio di parlare del Listone per non parlare d'altro.

Ce n'è abbastanza: crisi economica, Carife, disoccupazione, salute, imposte e tasse, i destini della città, l'identità della provincia, chi saremo e che come vorremo essere fra dieci anni, progetti più lunghi di una mattina di mercato o del Listone. Ciò vale per il sindaco e i suoi assessori esteti e museologi; per le associazioni dei commercianti che battibeccano per un metro quadrato e due tessere. Non credete voi che fin quando Ferrara avrà le osterie sempre lì, le bici perpetuamente in giro, i bimbi che giocano sul sagrato, i leoni come poltrone e cavalli a dondolo, il pane nella sporta, il suo mercato intorno alla cattedrale, sarà Ferrara? Siamo noi.

s.scansani@lanuovaferrara

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