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«Lavoro per tutti, non lotte tra poveri»

«Lavoro per tutti, non lotte tra poveri»

Manifestazione di solidarietà per i 14 facchini di LK licenziati: «Ferraresi vi hanno informato male, non siamo noi i cattivi»

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«Ferraresi voi avete paura di noi! Ci hanno presentato come barbari ma siamo persone, persone normali che rivendicano solo il diritto di lavorare e di farlo a testa alta. Con la manifestazione pacifica di oggi ve lo abbiamo voluto dimostrare e ci piacerebbe che vi uniste a noi! Perché non sono gli immigrati a rubare il lavoro, sono i padroni e questa politica che spinge i lavoratori a una guerra tra poveri».

Ieri pomeriggio Ferrara ha conosciuto la voce dei lavoratori iscritti al sindacato S.I. Cobas l'unico, secondo loro, a non essere servo dei padroni. La manifestazione è stata organizzata per portare solidarietà ai 14 facchini della LK coinvolti nella vicenda Mirror di Sant'Agostino che da mesi sono rimasti senza lavoro. Picchetti e manifestazioni davanti all'azienda hanno fatto parlare la gente, i politici e le associazioni di categoria locali si sono mossi, hanno cercato di creare un tavolo di confronto; tavolo che puntualmente è saltato perché «i diritti non sono rispettati», gridano i facchini.

Insieme ai 14 della LK sono arrivati altri 500 lavoratori provenienti da Bologna, Modena, Piacenza, Faenza, Milano e Brescia. Sette pullman più altre persone giunte a Ferrara in treno e autonomamente. Alle 15,30 il corteo inizia a muoversi. In testa i 14 facchini disoccupati, dietro i S.I. Cobas di Milano e tutti gli altri.

«Grazie per essere qui insieme ai 14 di LK che lavoravano alla Mirror - afferma uno del gruppo - Quando ci siamo rivolti a S.I. Cobas per conoscere e tutelare i nostri diritti i datori di lavori hanno cambiato l'appalto e ci hanno messi a casa!». Grida, fischi, cori per darsi coraggio e manforte l'un l'altro. «Siamo andati sempre davanti ai cancelli, a fare i picchetti, a chiedere rispetto e dignità per i lavoratori. Siamo tutti facchini - urla Karin, coordinatore della comunicazione del sindacato - Se toccano uno toccano tutti e oggi a Ferrara siamo tanti. Siamo qui per dimostrare che siamo solidali ai nostri compagni e siamo qui per dire a questa città che è ora di finirla con il razzismo, con il fascismo! Noi non molliamo, andiamo avanti finché i lavoratori non riavranno i propri posti. Non vogliamo l'elemosina, ma lavorare a testa alta, con dignità».

All'imbocco di Corso Piave, davanti la sede della Cisl Ferrara sono volati fischi e parole di dissenso: «Quel sindacato - afferma uno dei S.I. Cobas di Milano - insieme a Cgil e Uil, sta dalla parte del padrone, sono venduti! Dicono di stare con i lavoratori ma non è vero! Noi difendiamo il lavoro, loro no!».

«Se credevano che avremmo lasciato da soli i facchini in difficoltà - aggiunge un altro manifestante- si sbagliavano di grosso! Noi siamo gente che quando inizia una lotta la porta avanti e continua finché non la vince!». Proseguendo lungo la strada si è arrivati davanti a un'altra “tappa obbligata”: la sede cittadina della Lega Nord. «La Lega protegge chi sfrutta i lavoratori e divide chi sta giù, non se la prende con chi sta sopra, con chi decide! Noi siamo riusciti a fare una cosa a differenza loro, abbiamo alzato la testa!». Davanti all'ufficio una camionetta della polizia bloccava l'ingresso. Parcheggiata a filo muro rendeva impossibile qualsiasi passaggio. La gente si è affacciata dalle finestre delle case a vedere che cosa stesse succedendo. C'era chi salutava e chi scattava foto con gli smartphone. «La gente di Ferrara è stata informata male sul nostro conto, non siamo violenti, non ci deve temere! Piuttosto i cittadini dovrebbero capire che non siamo noi i cattivi. Non siamo noi gli agitatori o i disturbatori. Italiani e immigrati sono lavoratori allo stesso modo e devono stare uniti non devono odiarsi! Purtroppo - afferma un manifestante - la politica continua a soffiare sul fuoco, a dire che il lavoro manca a causa degli stranieri ma non è così e se lottiamo, se facciamo i picchetti e protestiamo, è perché vogliamo una situazione migliore!». Alla fine il corteo S.I. Cobas si è riversato in piazza Castello e verso le 18 si sono “sciolte le file”. «Oggi (ieri per chi legge, ndr) si conclude una manifestazione ma - chiudono - non la lotta. Continueremo a batterci per la riassunzione dei 14 facchini, non ci fermeremo!».

Samuele Govoni

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