Nitrati, il fattore vulnerabilità nelle terre ferraresi
Gli agricoltori chiedono norme meno restrittive in un convegno promosso dalla Fondazione Navarra
FERRARA - “Le recenti acquisizioni nazionali, le strategie di intervento nel Psr e i contributi della ricerca per l'applicazione della Direttiva Nitrati in Provincia di Ferrara”. L'argomento è molto sentito dal territorio e in particolar modo dal mondo agricolo, quello trattato nel corso di un convegno alla “Fondazione Navarra” di Malborghetto di Boara.
Dall'approvazione del Piano di Tutela delle Acque (PTA, 21.12.2005) dell'Emilia-Romagna e dalla relativa designazione delle zone vulnerabili all'inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole sono passati dieci anni. Alla luce delle recenti acquisizioni di Ispra, l'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, in materia di vulnerabilità ai nitrati, le Regioni principalmente coinvolte nella applicazione della Direttiva nitrati, assieme alle rappresentanze nazionali delle principali associazioni agricole si sono mosse per una rinegoziazione con la Ue delle aree e dei vincoli. Il prossimo 17 marzo è il termine entro cui le Regioni dovranno portare a Roma una proposta da presentare ai Ministri dell'Ambiente e delle Politiche Agricole e Forestali. La provincia di Ferrara è attualmente dichiarata in toto vulnerabile ai nitrati di origine agricola e viene spontaneo chiedersi se ci siano margini per una rinegoziazione dei vincoli.
Numerosi studi scientifici recenti, oltre a evidenziare che non vi è sforamento dei limiti alle concentrazioni di nitrati nelle acque superficiali e di falda, hanno chiarito alcune peculiarità del territorio ferrarese che lo rendono unico per le caratteristiche intrinseche che favoriscono la capacità di autodepurazione dei nitrati. Una di queste è la grande estensione della rete di canali di bonifica che esercita una azione di filtro delle quantità di azoto in entrata dal Po con le acque superficiali.
Un'altra caratteristica elettiva dimostrata scientificamente è il ruolo esercitato della sostanza organica, nelle particolari caratteristiche pedologiche del ferrarese, sulla prevenzione dell'accumulo di nitrati in falda, facilitandone la rimozione per denitrificazione. Queste specificità per essere valorizzate richiedono una trattazione dedicata che non può rientrare nella metrica riguardante territori regionali aventi caratteristiche, funzioni e dinamiche totalmente differenti in senso idrogeologico e agronomico. Ecco perché, per riaprire la negoziazione delle zone vulnerabili si deve procedere in modo analitico, basando l'analisi su dati e studi che permettano di evidenziare le specificità dei siti e motivare le diversità di applicazione.
Un'occasione in tal senso è offerta dall'impegno di Ispra a cui si chiede un ulteriore sforzo di coordinamento stretto con Arpa Emilia-Romagna e con l'Università di Ferrara per chiarire ulteriormente le specificità del territorio ferrarese in materia di vulnerabilità ai nitrati, arrivando all'annullamento di vincoli e/o alla attribuzione di strumenti operativi sulla base di dati aggiornati.
Andrea Tebaldi
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