Cona, tre anni di cause e di inchieste
Oggi udienza sul processo sugli appalti, il 27 la sentenza. L'agenda "giudiziaria" del Nuovo Sant'Anna già piuttosto nutrita
Nuova udienza, questa mattina in tribunale, per il processo sugli appalti dell’ospedale di Cona. Undici gli imputati rispetto ai tredici iniziali (uno deceduto e uno, Marino Pinelli, già condannato in abbreviato, in attesa dell’appello); una quindicina i capi di imputazione che contestano reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla truffa, al falso, all’omissione d’atti d’ufficio. Il pubblico ministero, Patrizia Castaldini, ha già presentato il conto: condanna per tutti gli imputati (manager, tecnici, dirigenti comunali e imprenditori) tranne uno. Il processo ormai è agli sgoccioli e dopo l’udienza di oggi ne è prevista solo un’altra prima della sentenza che dovrebbe arrivare il prossimo 27 marzo. Ma per l’ospedale di Cona, aperto meno di tre anni fa, l’8 maggio 2012, non si tratta di un caso isolato.
In effetti, forse, non è del tutto illogico pensare che la magistratura usi la lente di ingrandimento per accertare il rispetto delle leggi e valutare la correttezza dei rapporti economici con i privati di una struttura pubblica costata 305 milioni di euro (spesi in un arco di sedici anni), con un bilancio di 300 milioni di euro, 2.500 dipendenti e una parte edificata che si estende su una superficie di 190mila mq. L’idea del nuovo ospedale ha attraversato 25 anni di storia ferrarese (dai primi passi del progetto di trasloco in poi) che ne hanno modificato il concetto e l’impianto originari ma non la sede, a Cona, dove è stato trasferito (quasi) l’intero Sant’Anna di corso Giovecca in un contenitore molto più grande ma con il 40-50% di posti letto in meno.
Il nuovo polo ospedaliero sembra aver bruciato le tappe molto in fretta accumulando in poco tempo una serie consistente di inciampi con la giustizia. Anche con quella civile, visto che il contenzioso con il consorzio Prog.Este, a cui è stata affidata per trent’anni la gestione dei servizi non sanitari dell’ospedale, è sotto il vaglio di un giudice a Bologna che dovrà stabilire se i 160 milioni di danni e riserve (solo per la fase di costruzione, ha precisato il direttore generale Rinaldi in una recente intervista concessa alla Nuova Ferrara) reclamati dall’associazione di imprese private firmataria del contratto con l’azienda ospedaliera sono giustificati o no.
La contesa ha suscitato ampi e diffusi dubbi sulla formula del project financing, grazie alla quale una parte dell’edificazione del nuovo ospedale è stata finanziata dai privati in cambio della gestione pluridecennale dei servizi no core. Nel frattempo i giudici sono stati chiamati a decidere anche sulla vicenda legata al danno di immagine lamentato dal Sant’Anna per la fuoriuscita di liquami, a marzo 2013, da un tubo di scarico che si era otturato sopra l’area del triage del nuovo pronto soccorso. Questa volta però è l’azienda ospedaliera che chiede soldi a Prog.Este. L’anno scorso, sulla base di un esposto presentato dal sindacato Uil-Fpl, è stata aperta l’inchiesta cosiddetta Cona bis, nella quale sono indagate una decina di persone: tra i nomi è spuntato quello dell’ex dg Gabriele Rinaldi, che ha subito dichiarato di non sapere nulla di quell’indagine.
È di pochi mesi fa, infine, l’inchiesta sul servizio trasporto infermi, innescata da uno dei casi ricorrenti di pazienti con difficoltà motorie che non trovano mezzi per far rientro a casa da Cona, soprattutto di notte. Il servizio è gestito da volontari (una decina le associazioni che avrebbero aderito ad una sorta di accordo che non ha i crismi della convenzione) ma ha generato parecchie proteste da parte dell’utenza nell’ultimo anno e mezzo. Il caso più recente, lo scorso gennaio, ha attirato l’attenzione della procura che ha aperto un fascicolo sui disagi e sull’organizzazione del servizio. (gi.ca.)
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