La Nuova Ferrara

Ferrara

ferrara

«L’ospedale garantito per cento anni»

«L’ospedale garantito per cento anni»

L’arringa dell’avvocato Gallerani: fondamenta e diaframmi dell’opera a norma di legge e il concessionario non fu favorito

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA

La qualità del calcestruzzo utilizzato per la costruzione del Nuovo Sant’Anna rappresenta uno dei pilastri, forse il più appariscente e discusso, del processo sugli appalti del Polo di Cona, giunto ormai alle sue ultime battute. Ieri proprio sulle accuse formulate nei capi di imputazione sul calcestruzzo depotenziato si è concentrata l’arringa dell’avvocato Eugenio Gallerani che difende uno degli imputati, Giuliano Mezzadri, progettista dell’opera, accusato di abuso d’ufficio assieme ad altri cinque tra tecnici, imprenditori e amministratori pubblici. Per il cemento è finito a giudizio anche l’ex amministratore della Calcestruzzi, Mario Colombini, che deve rispondere di truffa e per il quale il sostituto procuratore Patrizia Castaldini ha chiesto l’assoluzione.

Un’arringa tecnica, quella pronunciata da Gallerani davanti al collegio presieduto da Luca Marini, dettagliata e circostanziata, quasi certosina nell’elencazione e nell’individuazione delle norme che nel corso del tempo, fra il 2005 e il 2008-2009 hanno regolato l’impiego del calcestruzzo nelle costruzioni. «L’operato di Mezzadri è stato correttissimo - ha spiegato Gallerani rivolto ai giudici - E’ accusato di non aver vigilato sull’utilizzo di calcestruzzo idoneo per le strutture di fondazione (pali e platee, cioè la base della struttura) e per i diaframmi in modo da garantire una durabilità di 100 anni, prevista per le opere cosiddette strategiche come l’ospedale di Cona, e di aver consentito l’uso di calcestruzzo Rck 25 anziché Rck 30 (più resistente perché contenente una maggiore quantità di cemento, ndr) favorendo il concessionario». In realtà, ha replicato Gallerani, «Mezzadri rispettò tutte le norme e il consulente dell’accusa, Vincenzo Marinelli, ha preso diversi abbagli». In sostanza, ha sottolineato Gallerani, «nel decreto ministeriale del 2005 non veniva illustrato come si deve garantire la durabilità dell’opera per 100 anni, dato che mandava anche nella norma UNI EN 206, che sul punto non andava oltre una raccomandazione e attribuiva al progettista la facoltà di garantire la durabilità richiesta. Il decreto ministeriale del 2008 e una circolare applicativa del 2009 consentivano espressamente al progettista di prevedere l’impiego, in alternativa al calcestruzzo Rck 25/30, di calcestruzzo Rck 20/25 rinforzato da copriferro di 50 mm, quello effettivamente usato nei manufatti considerati e che garantiva un’ulteriore protezione della parte metallica dalla corrosione operata dall’acqua». Gallerani ha negato anche l’ingiusto profitto, «non inferiore ai 9.500 euro», che sarebbe stato riconosciuto ai concessionari: «Nelle fondamenta dell’ospedale fu gettato e pagato calcestruzzo Rck 20/25. È mancata qualsiasi violazione di legge». Il legale si è dilungato poi sulla consulenza di Marinelli: «Fu eseguita sulle risultanze dei carotaggi effettuati dall’Istituto Giordano, proprio come le consulenze delle difese, e non sulla base dell’esito di sopralluoghi diretti. Inoltre Marinelli non ha considerato che le fondazioni si trovano sotto la falda e quindi sono immerse nell’acqua. Il rischio di carbonatazione (indebolimento delle strutture metalliche, ndr) non esiste».

L’avvocato Riccardo Pellicciardi, che assiste Guglielmo Malvezzi, capocommessa del Consorzio Cona (costruttore dell’opera), accusato di truffa, ha dichiarato che «il motivo per cui Malvezzi chiamò i fornitori risiedeva nel fatto che Melchiorri, il direttore dei lavori, richiedeva una certificazione che giustificasse ogni revisione dei prezzi consentita da un decreto legge del 2008 e solo per il 2008. La direzione lavori era molto attenta e non si sarebbe fatta raggirare per i 2 milioni di euro che vengono contestati anche al mio assistito». (gi.ca.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google