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Ferrara

«Non vendete le azioni di Hera»

Uil regionale preoccupata per la dismissione dei Comuni «Sono ancora necessarie per migliorare i servizi regionali»

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Il futuro della partecipazione dei Comuni della nostra regione in Hera, Ferrara compresa, è al centro del dibattito regionale innescato dal sindacato Uil Emilia Romagna. Il nodo di fondo è semplicissimo: i Comuni che detengono azioni (Ferrara ha il 2 %, 45 milioni) hanno bisogno di risorse. La cessione delle proprie quote potrebbe essere una ipotesi come lo stesso sindaco Tiziano Tagliani aveva ipotizzato nelle settimane scorse. Ma secondo Giuliano Zignani, segretario generale Uil Emilia Romagna e Massimiliano Borotti della segreteria Uil Emilia Romagna, per evitare che ogni ente locale decida per conto proprio, «occorre ripristinare relazioni tra enti locali, Regione e aziende e così dare alle multiutility la giusta prospettiva di sviluppo». Ad innescare la preoccupazione della Uil Emilia Romagna è proprio «ciò che sta maturando, a livello di enti locali che detengono quote azionarie delle aziende, nell'approssimarsi dell'approvazione dei bilanci», spiega la nota che rammenta come negli anni le multiutility hanno garantito un miglioramento della qualità dei servizi, ma ora questo processo è in stallo. La loro entrata in borsa condiziona sempre più strategie per accontentare gli azionisti (privati) portando difficoltà nelle relazioni dei Comuni: «Comuni che hanno goduto delle rimesse finanziarie senza tuttavia saper concordare strategie comuni di orientamento, e che hanno indebolito così il loro potere di controllo e d'indirizzo». Ed è in questa situazione confusa, che alcuni enti locali - rammenta la Uil - si apprestano a ripensare il sistema: chi vuol tornare a gestire i servizi e chi a dismettere le quote azionarie in loro possesso.

E tutto questo senza però strategie industriali coordinate. Da qui l’esigenza di un confronto per evitare la cessione delle azioni maggioranza (51% pubblico di Hera ad esempio) che avrebbe come primo effetto quello di perdere la maggioranza di controllo pubblico: «inaccettabile» per la Uil poichè le azioni pubbliche sono «ancora necessarie per migliorare e sviluppare ulteriormente il sistema regionale».

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