«Il governo “cattura” l’Iva ma così affossa le aziende»
Lettera allarmata del leader di Unindustria, Maiarelli, al presidente Squinzi Nel mirino lo Split Payment: dobbiamo fare di tutto per farlo bocciare dall’Ue
Il presidente di Unindustria Ferrara, Riccardo Maiarelli, ha deciso di guidare la protesta degli industriali ferraresi contro un provvedimento che contribuisce - sottolinea - ad aggravare sensibilmente la situazione di tutte le aziende che forniscono beni o servizi alle Pubbliche Amministrazioni. Il provvedimento è particolarmente penalizzante per tali imprese - spiega Unindustria - che, mentre da un lato non riceveranno più il pagamento dell'Iva dovuta per le loro prestazioni, dall'altro conservano l'obbligo di pagare l'imposta ai propri fornitori.
«Come se non bastassero i cronici ritardi con i quali lo Stato e gli altri enti pubblici pagano i loro debiti nei confronti del privato - commenta l’associazione che rappresenta le grandi e medie aziende ferraresi - ora alle aziende fornitrici non viene nemmeno più corrisposta l'Iva, che viene invece incamerata dall'erario.
Una norma che rischia di affossare definitivamente il sistema delle imprese, già in crisi da oltre 7 anni, scrive Unindustria Ferrara, «che unisce quindi anche la propria alla protesta delle imprese italiane contro un provvedimento oltremodo iniquo e penalizzante».
La lettera inviata da Maiarelli è indirizzata al presidente nazionale di Confindustria, e annuncia che Unindustria Ferrara «vuole unire la sua voce «al coro dei lamenti contro l'introduzione del peggior provvedimento che il sistema industriale abbia dovuto subire negli ultimi anni. Accantonato, e mai superato, il gravissimo problema del ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione ora si è pensato di aggravare la posizione dei fornitori della pubblica amministrazione con il meccanismo della scissione dei pagamenti». Il meccanismo contestato è stato introdotto con la legge di stabilità 2015 ed è indicato col nome di Split Payment per le pubbliche amministrazioni: l'applicazione - scrive Maiarelli - è prevista già a partire dal 1° gennaio 2015 «con lo scopo "dichiarato" di contrastare l'evasione fiscale. E visto il nobile scopo, il ministero dell'Economia ha pensato di bruciare le tappe. Non ha atteso la necessaria autorizzazione della Commissione Ue e ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il previsto decreto attuativo. Segno questo che il parere dell'Europa altro non possa essere che positivo».
Dallo scorso 1° gennaio quindi, la pubblica amministrazione non paga più l'Iva esposta in fattura dai suoi fornitori perché la verserà direttamente all'erario. Le aziende fornitrici «invece continueranno a pagare l'imposta sul valore aggiunto sui loro acquisti e matureranno inevitabilmente un credito verso l'erario perché non la incasseranno più dai loro clienti - osserva il presidente di Unindustria Ferrara - Questo meccanismo genererà un aumento spropositato del credito Iva, già sicuramente rilevante per le aziende interessate, e un finanziamento a tasso zero per lo Stato. E se arrivasse una bocciatura da parte di Bruxelles, il governo si finanzierebbe comunque attivando subito la clausola di salvaguardia contenuta nella stessa Legge di stabilità: un aumento dei prezzi dei carburanti dal 30 giugno 2015 per "coprire" il mancato gettito di 988 milioni atteso dal contrasto all'evasione».
«Una "dichiarata" ammissione che non c'è alcuna evasione da contrastare - prosegue Maiarelli - E come potrebbero le aziende chiedere al proprio cliente (pubblica amministrazione) di acquistare senza fattura, data la necessità di quest'ultimo di documentare i propri costi? Saranno dunque le imprese a pagare con effetto immediato il prezzo di questa necessità di denaro. Ed è così certo questo effetto che il decreto attuativo ha stabilito che i fornitori coinvolti nello Split Payment abbiano una priorità nei rimborsi per un ammontare pari all'importo complessivo dell'imposta applicata nelle specifiche operazioni effettuate nel periodo in cui è maturato il credito chiesto a rimborso». Ma è davvero difficile credere - argomenta il presidente Unindustria - che «il rimborso dell’Iva possa all'improvviso divenire veloce mentre è assolutamente certo che l'effetto di questo meccanismo sarà disastroso per le aziende che lavorano nel settore degli appalti pubblici e addirittura fatale per quelle di minori dimensioni. In sintesi, il meccanismo dello Splyt Payment creerà un enorme problema finanziario alle aziende che non incasseranno più l'Iva dalla pubblica amministrazione ma diventeranno creditori dello Stato per l'Iva pagata, a monte, sugli acquisti. Lo Stato pagherà il rimborso dell'Iva, come sempre, in tempi lunghi, creando alle aziende gravi problemi di liquidità mentre incasserà immediatamente l'Iva della Pubblica amministrazione. Un modo davvero discutibile di incamerare denaro e senza neppure pagare gli interessi».
Maiarelli conclude rivolgendosi direttamente a Squinzi: «Riteniamo il provvedimento illegittimo e chiediamo che si faccia tutto il possibile per ottenerne la bocciatura da parte dell'Unione Europea, anche entrando in aperto contrasto con il governo italiano che per far cassa è disposto a mettere a rischio la sopravvivenza di moltissime imprese e, con loro, di migliaia di posti di lavoro».
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