«La Caffetteria chiude per morosità»
Schifanoia, il sindaco replica ai gestori: agevolati in ogni modo ma non pagano il canone. La protesta web? Pubblicità
La Caffetteria Schiafonia chiuderà entro l’anno perché stanno per iniziate i lavori antisismici nel palazzo e il cortile è destinato a diventare area di cantiere. Al termine dei lavori, previsti in un paio d’anni, la gestione sarà affidata attraverso una gara. La chiusura sarà però molto anticipata, cioè il 3 aprile, senza proroga per gli attuali gestori, se questi ultimi non salderanno il debito sui canoni di affitto, che è di circa 20mila euro. L’opposizione protesta? «Garantisca di tasca propria il puntuale pagamento del debito e dei canoni successivi, depositando anticipatamente l’intero importo». È questo il succo dell’intervento con il quale il sindaco Tiziano Tagliani spiega, in maniera dettagliata e in diversi passaggi molto puntuta, la posizione dell’amministrazione comunale nei confronti di una vicenda sollevata dai gestori della Caffetteria attraverso una campagna via web, con tanto di raccolta soldi e interventi d’intellettuali. La Caffetteria, è la premessa del ragionamento, «sarà pure un luogo dell’anima, ma rimane sostanzialmente una caffetteria», cioè un’attibità commerciale, e come tale il Comune deve trattarla.
Tagliani è polemico fin dall’esordio della sua lettera, quando constata come «a pochi stia a cuore il definitivo restauro di Palazzo Schifanoia, mentre la paventata chiusura della caffetteria» abbia suscitato miriadi di reazioni, soprattutto sul web. Al sindaco invece preme sottolineare anzitutto che il restauro del palazzo sta terminando l’iter autorizzativo e, «vincoli delle finanze locali permettendo», il cantiere sarà avviato a cavallo di fine anno. Ci sarà, informa il sindaco, «un allestimento museale completamente nuovo e pensato per dare visibilità anche a tanta parte del nostro patrimonio artistico (oggi conservato nei depositi) e un ascensore, che finalmente consentirà a chiunque di accedere al piano superiore».
Quanto alla caffetteria, sottolinea Tagliani, «l’attuale gestione sostiene di aver maturato il diritto a vedersi riconosciuto un affidamento diretto», ma non è riuscito a sostenere questa pretesa «con valide argomentazioni giuridiche». Ragion per cui ci sarà un bando per l’affidamento della gestione al termine dei lavori, («il forzato periodo di chiusura non sarà breve»), e l’attuale gestione non godrà nemmeno della proroga fino all’apertura del cantiere. Perché? «L’attuale gestore è moroso, non paga il canone di concessione. Una morosità iniziata prima del sisma - scrive il sindaco - che si è tradotta in un debito significativo nei confronti del Comune e che apparirà, credo, scandalosa a tutti coloro che invece un canone lo pagano». Il tutto anche se al gestore è stato concesso di riaprire l’attività già a settembre 2012, a Museo inagibile, «dotandolo (a onere del Comune) di bagni chimici» e, dopo una lunga trattativa, con «uno sconto significativo sul canone, a decorrere dall’autunno 2012, giustificato dal fatto che il Museo era stato solo parzialmente riaperto nella primavera 2013». In più c’è stata la proposta di rateizzazione del debito, che lo stesso gestore ha rivelato con uno scandalizzato post sulla sua pagina Fb: 3 rate da 6.140.04, 6.104,47 e 7.184,10 euro. Di «abile campagna pubblicitaria alla quale alcuni esponenti politici si sono accodati» parla ora il sindaco, non riconoscendo evidentemente significato particolare all’azione di valorizzazione della caffetteria, rivendicata dal gestore. (s.c.)
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