Il sindaco non diffamò Rendine
Querela archiviata. Il consigliere di Gol: «Farò un’azione civile»
Sul fronte penale ha perso due volte. Ma non si arrende e annuncia che ricorrerà alla giustizia civile per ottenere il risarcimento al «danno subìto come persona, come politico e come professionista». Francesco Rendine, consigliere comunale di Gol, all’epoca della sfida con Tagliani per la conquista di Palazzo municipale aveva intrapreso con l’attuale primo cittadino anche una battaglia di carte bollate. Era il marzo dell’anno scorso, il processo Cona - ora alle battute finali - era in pieno svolgimento e fu Rendine a trasformare il caso giudiziario in caso politico. E lo fece ricorrendo alle intercettazioni telefoniche che non erano entrate a far parte del processo perché ritenute non pertinenti ai capi di imputazione contestati, e quindi inutilizzabili. Rendine aveva dichiarato in un’interpellanza che quelle intercettazioni contenevano conversazioni «imbarazzanti» tra imprenditori e rappresentanti istituzionali. Ma nell’imbarazzo poco dopo era finito lo stesso Rendine, visto che il sindaco aveva inviato alla procura il testo dell’interpellanza. Perché, se quelle intercettazioni non erano pubbliche, come poteva Rendine conoscerne il contenuto? Se a questo si aggiunge che il consigliere di Gol è anche un consulente della procura, la vicenda è diventata in un campo minato, fino a ipotizzare il reato di violazione del segreto istruttorio. Offeso e indignato, Rendine aveva querelato sindaco ed esponenti del Pd. Denunce che la Procura aveva già archiviato una prima volta, e poi ancora quando i legali di Rendine si sono opposti all’archiviazione. «Questo non mi impedisce - rilancia ora Rendine - di intraprendere un’azione civile per chiedere un risarcimento danni. Mi consulterò con i miei legali e valuterò come muovermi. Posso dimostrare di aver ricevuto un danno e di avere diritto a essere risarcito».(a.m.)
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