La Nuova Ferrara

Ferrara

In manette in comunità, col braccialetto

di Daniele Predieri

Condannato a 2 anni per botte a moglie e figlio dal 2010. Il giudice prima lo manda agli arresti a casa, poi si corregge

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Lo stesso difensore d’ufficio è sorpreso: «Mi aspettavo davvero che andasse in carcere».

Trenta referti agli atti. Invece, il giudice nonostante la richiesta della procura per la custodia in cella, nonostante il copioso fascicolo d’accusa con all’interno trenta referti medici, dal 2010 ad oggi, per le botte a compagna e figlio, ieri mattina aveva deciso in un primo momento che S.G., 44enne, dovesse scontare la pena per quei maltrattamenti che continuano ormai da 5 anni, addirittura in casa sua, agli arresti domiciliari, con un braccialetto antievasione al polso per impedirgli di andare dove vuole.

La prima decisione. Questa la prima decisione, del giudice Debora Landolfi, forse frutto di una lettura non attenta delle carte (non vi era ancora la collocazione fuori casa, e protetta, della donna e del figlio) o perchè la reale situazione non era stata spiegata in pieno al processo di ieri mattina: fatto sta che solo dopo un paio d’ore dalla prima ordinanza di custodia ai domiciliari, nella casa - qui a Ferrara - in cui da 5 anni botte, violenze, urla, percosse, pugni, calci sono il pane quotidiano della famiglia, il giudice ha corretto il proprio provvedimento.

Correzione in corsa. Lo ha fatto sollecitata (ed è un dovere riferirlo), dal tenente dei carabinieri Rossella Capuano che ha gestito tutta la vicenda fin dai primi minuti, mettendo faccia, nome e tanto altro per cercare la soluzione della vicenda - e convincendo il giudice ad ordinare gli arresti domiciliari, almeno fuori casa, in una comunità di Copparo. Questo per garantire una maggior serenità alla donna, vittima dei maltrattamenti, subiti da 5 anni e mai denunciati e permetterle di restare in casa sua, tentando di iniziare a ricostruire la propria vita e quella del figlio con l’aiuto della rete di servizi sociali ora in moto.

Davanti ai giudici. Tutto si è concretizzato ieri mattina, dopo l’arresto di due giorni fa, e di contatti frenetici, raccolta di prove e il deposito della prima denuncia, per aver massacrato moglie e figlio di 8 anni.

Una pena di 2 anni. Lui è comparso davanti al giudice e ai legali (difensore d’ufficio Roberto Gilli, mentre per la donna, vittima delle botte, Marco Linguerri) ed ha patteggiato la pena di 2 anni e 2 mesi di pena con il pm Alberto Savino e il giudice Landolfi, mentre i legali hanno preso atto della conclusione di una vicenda che ha visto lavorare per due giorni con una pressione dettata dall’evidente allarme sociale, magistrati, polizia del Sant’Anna, carabinieri della Compagnia Ferrara, ufficio legale dell’ospedale Sant’Anna, procura dei minori, Servizi sociali, Centro donne e giustizia e il centro antiviolenza per dare soluzione al problema.

Procura valuta il ricorso. La procura ora attende la motivazione della decisione del giudice e valuterà il ricorso al Riesame per ottenere il carcere, indicato da più fonti, come la soluzione migliore di fronte ad un caso di allarme sociale. Forse sottovalutato da tanti e da troppo tempo.

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