Asl e Comune: «Deve intervenire la magistratura»
Serve un intervento dell’autorità giudiziaria per sperare di sbloccare l’annosa (e per molti aspetti davvero assurda) situazione resa pubblica dalla signora Emilia Gavioli che, dopo aver ottenuto tre...
Serve un intervento dell’autorità giudiziaria per sperare di sbloccare l’annosa (e per molti aspetti davvero assurda) situazione resa pubblica dalla signora Emilia Gavioli che, dopo aver ottenuto tre anni fa lo sfratto esecutivo per gli occupanti della sua casa di via Catena, si trova nell’impossibilità di concretizzarlo a causa della settantina di cani che l’occupante (nemmeno titolare del contratto) detiene nell’abitazione e di cui la stessa Gavioli dovrebbe farsi carico.
Tramite il suo avvocato, Ippolita Domeneghetti, la signora Gavioli torna a sollecitare un intervento da parte di Comune e Servizio veterinario Asl considerato, scrive, «che un numero così ingente di animali vivono in un ambiente di modeste dimensioni e insalubre» e «non trova alcuna giustificazione il fatto che i veterinari non abbiano potuto effettuare controlli più approfonditi per assenza di collaborazione da parte del proprietario dei cani, in quanto gli stessi avrebbero dovuto d’ufficio procedere a segnalare la situazione all’autorità giudiziaria».
Ora Comune e Asl in una nota congiunta replicano alle richieste e spiegano la loro posizione, ribadendo in sostanza di avere le mani legate in assenza di un mandato di tipo giudiziario. Anche perché, sottolineano, l’unica verifica finora possibile, nel 2011, non aveva rilevato «segni o aspetti comportamentali riconducibili a maltrattamento o a scorrette modalità di detenzione» mentre «al riscontro di animali non identificati è seguita una sanzione amministrativa».
Si riporta, inoltre, che «nonostante l'assenza di segni di sospetto maltrattamento sugli animali, già in passato si era cercato di coinvolgere l'Autorità Giudiziaria, trasmettendo una comunicazione di notizia di reato “su sospetto” nei confronti delle persone attualmente domiciliate presso via Catena, 22, che nell'anno 2008, insieme ai loro cani, risiedevano presso altro indirizzo. A tale comunicazione all'Autorità Giudiziaria, che conteneva una richiesta di accesso all'immobile, non risulta sia stato dato seguito».
Non basta comunque, proseguono Asl e Comune, l’elevato numero di cani per coinvolgere la magistratura poichè «non esiste una norma che imponga un limite numerico agli animali detenuti». Il 24 febbraio il Comune ha convocato la Consulta animalista e il Servizio veterinario Asl presso l’assessorato alla Sanità per discutere «le possibili azioni e strumenti legislativi da mettere in campo per la gestione del complesso problema, che richiede la collaborazione di diversi soggetti per gli aspetti logistici relativi a eventuale collocazione dei cani e l'individuazione delle risorse economiche necessarie a fronte di quello che, al momento, si configura come contenzioso tra privati cittadini».
La nota si conclude sollecitando lo Studio legale Domeneghetti ad acquisire le evidenze che provino le condizioni insalubri segnalate «in modo da poter nuovamente coinvolgere l'Autorità Giudiziaria».
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