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La Mobyt lascia la Pallacanestro Ferrara

Nani, amministratore delegato di Mobyt
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Nani, amministratore delegato di Mobyt

L'amministratore delegato Nani: «È stata una decisione difficile da prendere, meramente aziendale». Il patron Bulgarelli: «Ero all'oscuro di tutto, futuro a rischio». L'assessore Merli: «Spiacevole e deludente»

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FERRARA. Un fulmine a ciel sereno. L’amministratore delegato di Mobyt, Giorgio Nani, ha comunicato questa mattina che «dalla prossima stagione Mobyt non sarà più il main sponsor del basket estense». Comunicazione inaspettata, che chiude il fortunato legame tra azienda e Pallacanestro Ferrara, che durava da quattro stagioni.


I motivi dichiarati sono i nuovi sviluppi imprenditoriali di crescita e investimento aziendali previsti in Italia e all’estero nei prossimi mesi. Nani ha già informato il presidente biancazzurro Fabio Bulgarelli, il sindaco Tiziano Tagliani e l’assessore comunale allo sport Simone Merli.


«È stata una decisione difficile da prendere, meramente aziendale - dice Nani -, anche perché mi sono appassionato a questo sport».


Tempi e modi che sono comunque stati maldigeriti da tutto l’ambiente cestistico estense. A dieci giorni dalla festa con tremila spettatori dopo la gara con Ravenna, ora cade un pesante macigno sul futuro della Pallacanestro Ferrara.


Bulgarelli ha replicato sconsolato: «Stavo già iniziando a programmare il futuro e la Mobyt fino a poche ore fa era un partner fondamentale. Adesso crolla tutto. Non ho neppure la forza per arrabbiarmi e non è vero che ero stato informato dell’abbandono. Anzi, in privato mi erano state dette ben altre cose. Questo comportamento mette a rischio la società e toglie serenità alla squadra».

Duro l’assessore Simone Merli: «Decisione che sorprende spiacevolmente da un lato e delude dall’altro. Ancora una volta lo sport così amato e seguito in città e che ha raggiunto e continua a raggiungere obiettivi importanti, viene considerato come un qualcosa che dalla sera alla mattina si può prendere o lasciare, secondo interessi esclusivamente privati e senza tener conto del radicamento della società sportiva e della ricchezza che questo comporta per l’intera comunità».

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