La Nuova Ferrara

Ferrara

La sindaca che ha fatto tregua col castorino

di Marcello Pulidori
La sindaca che ha fatto tregua col castorino

Barbara Paron , prima cittadina di Vigarano ha sospeso l’ordinanza: Comune troppo debole

4 MINUTI DI LETTURA





VIGARANO MAINARDA. Non tutti i danni al nostro territorio (che ben altro ha sopportato nei decenni, e continua a sopportare) sono opera delle nutrie, ma certo è che tutte le nutrie provocano danni. Alle volte irreparabili, quasi sempre molto gravi. Una stima delle ultime ore, che si basa su rilevazioni fatte grazie a segnalazioni ed avvistamenti e contempla anche la straordinaria prolificità di questo grosso topo (una femmina può dare alla luce fino a 15 cuccioli all’anno), è sufficiente per confermare i picchi preoccupanti che il fenomeno nutrie sta raggiungendo: la popolazione di questo roditore, nella sola provincia di Ferrara sarebbe di oltre 100mila esemplari. È una situazione impressionante, ma vera. Stimando attorno ai 350mila gli abitanti della provincia, vi sarebbe dunque una nutria ogni 4 ferraresi. In più c’è un aspetto, diciamo così, di costume: la dichiarata guerra a questo animale, l’aver sottoposto le nutrie ad un vero e proprio martirio (gli agricoltori ci scuseranno), come al solito, ha prodotto l’effetto contrario: insomma, aumentano coloro che si schierano (molte volte con gli animalisti) in difesa delle nutrie, le quali sono diventate anche meno schifose per quanto riguarda l’immaginario collettivo. Barbara Paron, di Vigarano Mainarda, è stata probabilmente la prima sindaca a chiedere (ed attuare con una sua ordinanza) una tregua. In auto-tutela, alla luce di alcuni ricorsi ben formulati, la Paron ha emesso in pratica una contro-ordinanza di sospensione della precedente: tradotto in parole povere, vuole dire che se prima si poteva cacciare e abbattere la nutria, ora nel territorio del Comune di Vigarano Mainarda non si può più. Lo Stato declassa la nutria e la equipara ai topi e alle talpe? Bene, ma il Comune prende tempo in attesa di una normativa più omogenea ed integrale. «E proprio questo è il punto - spiega la stessa Paron raggiunta ieri al telefono - , a parte l’ormai atavica mancanza di risorse, è impensabile che ogni municipio adotti la sua leggina, non avrebbe senso. Quello che manca, quindi - prosegue la sindaca fedele al suo stile chiaro e concreto - ciò che manca è un buon piano di limitazione della nutria, che deve però valere per l’intera provincia, se non per l’intera regione. Servono serietà e legittimità». La sindaca di Vigarano non si sbottona, ma indiscrezioni che filtrano dalla sede della Regione Emilia-Romagna andrebbero nella direzione sperata: il servizio veterinario della Regione avrebbe iniziato ad occuparsi del caso. Dovrebbe presto approdare in consiglio regionale un piano ambientale che conterrebbe un allegato specificamente dedicato alla nutria (chi avrebbe mai detto!?), allegato che sarà poi girato per competenza ai Comuni, con tanto di indicazioni su come e quando catturare (con le trappole) e abbattere (con i fucili) le nutrie. Allora, solo allora, si sarà arrivati al piano unico invocato dalla Paron.

Diciamo anche che i vari legislatori (Parlamento e Regione in primis) non hanno certo brillato per efficienza. Da metà agosto 2014 le nutrie che pascolano nei campi coltivati sono più libere di mangiare piante di mais e di scavare trincee lungo gli argini di fossi e canali. Eccoli i danni. Tutta colpa di una legge regionale (la 116) che in un suo comma ha prevista la eradicazione (eliminazione completa) del grosso e peloso roditore importato dal sud America (in particolare da Bolivia e Paraguay) dove viene allevato per trarne la pelliccia. Ma non è tutto: in un altro comma di questa norma lo ha sfilato dalle specie cacciabili, equiparando - come si diceva - la nutria ad un topo o ad una talpa. E impedendone l’abbattimento a fucilate. Ma creando un vuoto normativo senza precedenti. Risultato: le associazioni degli agricoltori sono furibonde, ma il problema è lì. A questo si aggiunga che se un agricoltore spara ad una delle 100mila nutrie del Ferrarese, magari vicino ad una casa, può essere penalmente perseguibile per spari in luogo abitato. Se invece va per campi col fucile a tracolla fuori dalla stagione della caccia (che solitamente va da febbraio a settembre) rischia di essere denunciato per porto abusivo di armi. E addirittura se posiziona gabbie per catturarle potrebbe ritrovarsi con una lepre o fagiano e scambiato per un bracconiere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google