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Sipro in deficit cambia: meno terreni, più servizi

Sipro in deficit cambia: meno terreni, più servizi

Nessuna richiesta d’insediamento, taglio al fotovoltaico: il 2014 finirà in rosso Così parte la caccia ai fondi europei. Il sindaco: devono passare dal 6 all’8%

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Solo il 6% delle imprese emiliano-romagnole che hanno ricevuto fondi sul precedente Por-Fesr (il piano di sviluppo regionale guidato dai finanziamenti europei) erano ferraresi. Sipro è in campo per fare di meglio e ridurre l’handicap, in occasione della nuova tornata 2014-2020 delle risorse in arrivo dall’Ue tramite i bandi.

Sarà di due miliardi e mezzo di euro il valore complessivo che spetterà alla nostra Regione, a sostegno di progetti d’investimento sia pubblici che privati, ma quanti di questi denari sbarcherà a Ferrara e provincia?

Tiziano Tagliani un’asticella la fissa, «diciamo che l’obiettivo può essere il 7,5-8%, pari alla quota della nostra popolazione su quella dell’Emilia-Romagna». Avanti quindi, passo dopo passo.

In prima linea, come detto, c’è l’agenzia di sviluppo Sipro, che ieri ha presentato il piano triennale 2015-17 finalizzato a migliorare l’attrattività e la competitività territoriale. Il tutto in un contesto di crisi economica che ha portato a modificare la propria mission: «Dall’attività tradizionale focalizzata sulle iniziative immobiliari e sulle vendita delle aree industriali – spiega la presidente Caterina Brancaleoni – ci stiamo spostando sulla valorizzazione degli asset già disponibili e delle loro peculiarità, mantenendo quel che c’è. L’indicazione è di muoversi nella direzione di nuovi compiti, sulla base di un maggior supporto al territorio e ai soci».

Un’ottica quindi più prudenziale, anche perché non sono alle viste nuovi insediamenti imprenditoriali e relative richieste di terreni nelle aree produttive di Ferrara, Poggio Renatico, Ro, Berra, Tresigallo e Ostellato. C’è da mettere nel conto la svalutazione di fatto degli investimenti compiuti negli ultimi anni sul fotovoltaico: sei impianti realizzati, per una potenza totale di quasi tre megawatt e mezzo, nelle tre aree ecologicamente attrezzate di S. Giovanni d’Ostellato, Codigoro e Argenta. Le rese si sono rivelate inferiori alle attese, soprattutto a causa delle ultime novità legislative che hanno ridotto le agevolazioni. «Si tratta di investimenti ventennali – precisa Brancaleoni – perciò ancora sono in corso le valutazioni del caso. Comunque stimiamo una riduzione del flusso di cassa di circa 200mila euro all’anno». Una ferita non da poco, tanto che il bilancio 2014 di Sipro chiuderà in deficit (le dimensioni del rosso non sono ancora precisate), dopo un 2013 in pareggio. L’azienda è corsa ai ripari: sforbiciata del 10% sui costi del personale (e stessa riduzione per i compensi degli amministratori, come deciso dal Cda rinnovato lo scorso luglio), a cui si aggiunge la revisione dei meccanismi d’appalto per la gestione e la manutenzione ordinaria delle aree produttive, scegliendo il sistema più al risparmio del “global service”. Meno spese sono previste anche per l’affitto, dopo il recentemente trasloco della sede da via Ortigara a via Cairoli, in quel Palazzo Crema di proprietà della Fondazione Carife.

Ora però si guarda avanti. Sipro sta predisponendo il Documento strategico territoriale come strumento condiviso per andare a caccia di fondi europei. «Le linee di finanziamento – avverte l’agenzia - si rivolgeranno prioritariamente ad alcuni sistemi territoriali come le aree interne, il sisma e l'area urbana, a filoni tematici come innovazione, efficienza energetica, valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, e alle filiere riferite ad agroindustria, cultura e creatività, welfare e benessere, blue economy, plastica».

Fabio Terminali

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