Infaticabile uomo del fare «Così cambiò Ferrara»
Da ministro fu il protagonista dei grandi progetti con Soffritti e Donigaglia L’ex sindaco: abbiamo trasformato le chiacchiere in opere. E adesso c’è il Pd
FERRARA. Ci ha messo oltre due ore Wikipedia, l’enciclopedia on line, ad aggiornare ieri mattina la biografia di Nino Cristofori, dopo la notizia della sua morte. È il segno di come la parabola politica di questo protagonista della prima (ma anche della seconda) Repubblica si sia discostata dall’attualità, e anche a Ferrara la memoria comune ha bisogno di una rinfrescata.
Ci pensa, a questo, Roberto Soffritti, che costruì i suoi sedici anni da sindaco “rosso” sul rapporto operativo con il ministro “bianco” e con la Costruttori di Giovanni Donigaglia: «Abbiamo lavorato assieme per Ferrara, trasformando gli ordini del giorno in opere. Lui era così, infaticabile nel fare, e riusciva perché era un importantissimo esponente governativo. Dove credete che siano venuti fuori l’esplosione dell’università, che all’epoca contava appena 5.000 studenti, l’acqua ai Lidi che la razionavano, la Geotermia, il quartiere fieristico, e poi le mostre e il progetto Mura? Abbiamo portato a Ferrara quello che in Emilia, e a Bologna da dove venivo (dalla Regione, ndr), erano prassi assolutamente normali. Vengo dalla presentazione della candidatura Vitellio, del Pd, e lì ho visto tutti assieme: ex democristiani ed ex comunisti. Allora, mi dico, abbiamo anticipato qualcosa».
Cristofori è stato il protagonista di un’epoca, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, nella quale Ferrara si è trasformata sotto l’impulso di un fiume di soldi pubblici individuati nelle pieghe delle allora generose leggi di spesa, e ingabbiati da Soffritti in progetti ad hoc.
Il suo nome venne accostato anche al più discusso investimento privato dell’epoca, il Palazzo degli Specchi del duo Graci-Donigaglia, costruito nella prospettiva di traslocarci gli uffici finanziari poi finiti in via Maverna: ipotesi, però, mai provata. È anche il caso di ricordare che Cristofori non fu coinvolto in Tangentopoli, prima causa di estinzione della Dc nella quale pure passò gran parte della sua vita politica. «E mai chiese qualcosa in cambio del suo impegno per i progetti ferraresi» ricorda ancora Soffritti.
Il suo mondo restò sempre ben distinto da quello post-comunista, e ruotava attorno all’ufficio di via Frizzi nel quale la mitica segretaria Maria riceveva tutti, amici politici e aspiranti ad un posto nello zuccherificio: lei scriveva e prendeva appuntamenti per l’Onorevole. Quei due mondi si sono molto avvicinati da qualche anno a questa parte, sotto il suo sguardo non si sa quanto benevolo, fino a fondersi materialmente nel trasloco, l’anno scorso, della federazione Pd... in via Frizzi. Proprio in quegli uuffici.
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