La sagra delle baruffe ferraresi
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
C’è qualcuno che ridacchia: vuoi vedere che nella girandola ferrarese delle sagre s'inventeranno anche quella della nutria? Non è soltanto una battuta, ma una delle maniere che il subconscio adotta per controllare il roditore-invasore: intrappolarlo, sterilizzarlo, gasarlo, avvelenarlo, fucilarlo e, addirittura, mangiarlo. Così la nutria diventa espiatoria. Questa iperbole mi serve per dire che anche le sagre sono espiatorie. Non c'è stagione che le feste commestibili di paese non diventino il parafulmine concorrente del mondo della ristorazione tradizionale che è in dichiarata crisi. Quello delle sagre è uno dei temi più ricorrenti nel catalogo delle baruffe ferraresi.
Che vanno e vengono, e non troveranno mai una soluzione, convincetevi. Semplicemente perché nelle sagre sono coinvolte intere comunità, rappresentanze sociali e volontaristiche, coincidono con l'"essere" paese, borgo, frazione.
E non ci sarà mai nessun sindaco tanto tafazziano o politicamente suicida da mettere le briglie all'evoluzione ristorantesca della "sua" sagra. Ci sarà pure una ragione per la quale nessuno dei ventiquattro sindaci ferraresi ha risposto all’appello del presidente dell’Associazione Turistica Sagre e Dintorni.
Nel dicembre passato Loris Cattabriga aveva chiesto ai primi cittadini di "non chiudersi in sterili battaglie corporative, ma offrire spazi nuovi di confronto che aprano a idee nuove, innovazioni e prospettive che giovino a tutti". Silenzio assenso. Nonostante ciò è continuato il lavorìo di chi vede nell'ipertrofia delle sagre il colpo di grazia alla ristorazione tradizionale.
In febbraio, ad esempio, la Camera di commercio ha approvato le Linee Guida per le sagre e le feste popolari che rispettano le regole. Risoluto il presidente Paolo Govoni: "Devono essere un'occasione di aggregazione e di socialità e non un modo surrettizio per realizzare un'attività commerciale che, in tal caso, non rispetterebbe le normative vigenti danneggiando, di fatto, la ristorazione ed il commercio locali". La Camera di commercio, rappresentando le attività imprenditoriali locali, non poteva esprimersi altrimenti.
Ha addirittura istituito per il 2016 un premio-contentìno: Sagra Eccellente della provincia di Ferrara per il totale utilizzo di prodotti tipici e di qualità; e per la mancata produzione di rifiuti indifferenziati. Potrebbe essere questo un sonoro esempio di cerchiobottismo. Invece Ascom e Fipe vedono le sagre come il fumo negli occhi. In una comunicazione del gennaio scorso l'associazione di categoria ha indicato ai sindaci (ancora loro) "l'alimentarsi di quella zona grigia senza regolamentazione, alle soglie dell'illegalità e dell'abusivismo commerciale, affinché prevalgano piuttosto equità e trasparenza del mercato".
E c'è anche chi, arrampicandosi sugli specchi del significato remoto delle parole, pretende di erigere uno spartiacque fra sagra (sagro-sacro, festa patronale) e fiera (feria, appuntamento festivo con antico mercato). Poi c'è chi intravede nell'annuncio della Strada dei Vini e dei Sapori di Ferrara una dichiarazione di guerra al Misen (la madre di tutte le sagre). Infatti la manifestazione "Il cibo è chi lo fa", mostra mercato di prodotti tipici di qualità sul Listone, coinciderà con il Misen. Entrambi gli eventi mangerecci sono in calendario l'11 e il 12 aprile. Non venite a predicare che si tratta di coincidenza o di involontaria sovrapposizione, adducendo che i ferraresi non sanno proprio coordinarsi. Balle. La Strada dei Vini e dei Sapori presieduta da Sante Baldini guarda caso adotta la stessa formula identificativa utilizzata dalla Camera di commercio (della quale gode il sostegno), e quindi di Ascom e Fipe: "prodotti tipici di qualità".
È un'altra guerra tra poveri in un'epoca - la nostra - dove la divaricazione sta tra associazioni volontaristiche che s'inventano di far da mangiare e imprese che fanno alimentazione, dove la tipicità è un ornamento formale. Che ne pensate della salamina da sugo costruita in una provincia dove gli allevamenti suini sono una rarità? Che ne pensate della pizza verace costruita con farine e pomodori ferraresi? Qual è il più o il meno tipico? Che cosa vale: il nome o la sostanza, la materia prima o il risultato? Temo che anche stavolta Ferrara si farà del male. È una città che per risolvere i conflitti martella anche le sue cose migliori con quel metodo che il presidente della Camera di commercio Govoni ha evocato: surrettizio, che vuol dire atto in cui viene taciuta intenzionalmente qualche circostanza fondamentale. Non vale solo per le sagre. È uno stile. Piccole guerre col silenziatore.
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