Trent’anni di potere all’ombra del Divo
Dalla Coldiretti a numero due dei governi Andreotti: una parabola-simbolo della Prima Repubblica. Il cuore scudocrociato
FERRARA. Adolfo Loris Cristofori, detto Nino, è morto l’altra notte nella sua casa di via XX settembre. Aveva 84 anni, quasi tutti spesi in attività politica nella Dc e poi nell’Udc, e come rappresentante ferrarese al governo e al parlamento, in un legame indissolubile con Giulio Andreotti, scomparso meno di due anni fa. Giornalista, primi passi nella Coldiretti fino ad arrivare al vertice, tanto che il sito storico della Camera riporta come mestiere “sindacalista”, Cristofori venne eletto per la prima volta alla Camera nelle politiche del 1968, e da allora fu riconfermato senza interruzioni fino al 1992.
Andreotti, a fianco del quale si schierò da subito, lo chiamò per la prima volta al governo nel 1972, come sottosegretario alla Sanità, e da allora divenne il più importante esponente politico ferrarese, raccogliendo in qualche modo l’eredità del socialdemocratico Luigi Preti. Il suo cursus honorum è impressionante: sottosegretario all’Industria, con Moro, poi al Lavoro nei successivi governi Andreotti, presidente della Commissione bilancio della Camera e vicepresidente del gruppo Dc.
Il punto più alto di potere lo toccò come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei governi Andreotti VI e VII, tra il luglio 1989 e il giugno 1992, quando era in pratica il numero due dell’esecutivo e motore di ogni azione politica: lì si dilatò la sua fama di lavoratore instancabile, l’unico capace di reggere i ritmi imposti dal premier.
Poi arrivò il ciclone Tangentopoli a travolgere la Prima Repubblica e lui fece in tempo a ricoprire l’incarico di ministro del Lavoro nel governo Amato, fino all’aprile 1993, prima di lasciare gli incarichi di primo piano. In quell’occasione, tra l’altro, si dimise da deputato in ossequio ad una disposizione di partito contro il doppio incarico. S’impegnò nella costituzione del Partito popolare italiano, poi confluì nell’Unione di Centro, di cui divenne consigliere nazionale, mantenendo una collocazione nell’area del centrodestra; fino alla fine degli anni Duemila proseguì l’attività politica.
Negli ultimi anni si era ritirato progressivamente in casa, per via dei problemi di salute e dello stato di prostrazione dovuto alla morte della moglie.
Lascia una famiglia numerosa composta da sei figli, due dei quali, Marco e Tommaso, hanno seguito la strada dell’impegno politico; il secondo è tutt’ora consigliere comunale del Pd. La figlia Paola ha sposato Tiziano Tagliani, attuale sindaco di Ferrara. (s.c.)
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