Calvano “riunifica” il Pd «Un segnale a nazionale»
Sarà il candidato unico per la segreteria regionale. Passo indietro dei 4 sfidanti «In questo partito nessuno è ospite. Ora avanti su lavoro, sanità e diritti civili»
Maggioranza renziana e minoranze varie possono non solo convivere sotto lo stesso tetto, ma anche trovare accordi a tutto campo. L’inedita novità arriva dal Pd regionale, le cui diverse componenti hanno rinunciato a farsi la guerra (più o meno finta, visto che l’esito era abbastanza scontato) per la scelta del nuovo segretario regionale. Non si faranno le primarie il 19 aprile per eleggere il successore di Stefano Bonaccini. Non ce ne sarà bisogno perchè Paolo Calvano è il canditato unico.
Ieri mattina Calvano ha rivisto gli altri candidati Stefano Caliandro, Giuditta Pini, Antonio Mumolo e Enrico Campedelli per ratificare un’intesa che era già nell’aria da giorni. I quattro sfidanti hanno accettato di fare un passo indietro e di convergere sul democratico ferrarese. Sul piatto Calvano ha messo la sua carica di capogruppo regionale, che sarà ricoperta da Stefano Caliandro (area Bersani-Cuperlo), ma anche qualcosa di più.
Come avete trovato l’accordo?
Ci siamo ritrovati tutti su un metodo di lavoro che deve far sentire tutti protagonisti del futuro del Pd dell'Emilia-Romagna. Un protagonismo che vogliamo recuperare partendo dalle idee e mettendo al centro alcuni temi a partire dalla necessità di creare nuovo lavoro. L’impegno riguarderà anche la lotta alle infiltrazioni della criminalità, il rafforzamento del principio di universalità dei servizi socio-sanitari, le questioni dei servizi pubblici locali a partire dalle esigenze dei cittadini, il tema del riordino territoriale. Tutti d’accordo anche nel volere un Pd più coraggioso sul fronte dei diritti civili
Ma non è che avete trovato l’accordo perché temevate una bassa affluenza alle pririe che avrebbe fatto il paio con il calo dei votanti alle regionali di novembre?
La spinta non è venuta da questa paura, ma da una necessità avvertita a tutti i livelli e presente nei territori: quella di dare un segnale al Pd nazionale di unità e condivisione.
Un segnale a Renzi?
Un segnale a tutti. La sintesi che abbiamo trovato punta a ricreare un rapporto di fiducia all’interno del partito.
È per questo che si è fatto vedere all’assemblea di Area Riformista ?
Io condivido quello che fa il governo Renzi, ma ho voluto essere presente perchè sono convinto che in una fase in cui il Pd e il governo sono impegnati in un grande processo di cambiamento che deve andare avanti, tutti nel Pd debbono sentirsi protagonisti.
È durata poco la stagione da capogruppo.
Credo non sia opportuno mantenere i due incarichi e credo che sia giusto e opportuno che la minoranza del Pd possa individuare una figura per ricoprire il ruolo di capogruppo regionale.
Marcello Pradarelli
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