La “coalizione sociale” alla ferrarese
Dopo l’iniziativa di Landini la Fiom è pronta a convocare tavoli con le associazioni: bisogna dare voce a chi non ce l’ha
È forse un’esagerazione affermare che tutti a Ferrara non aspettassero altro, ma certo la “coalizione sociale” lanciata da Maurizio Landini per riempire il vuoto politico lasciato a sinistra dal Pd di Renzi, qualcosa sta già muovendo. In prima fila c’è ovviamente la Fiom, che appare compatta dietro il leader e si prepara a organizzare un tavolo “sociale” locale sulla scorta delle sue indicazioni, ma la prima partita si gioca all’interno della Cgil. «Abbiamo deciso di portare fuori dalle aziende la battaglia sui diritti almeno dai tempi di Pomigliano, e il percorso delineato da Landini è coerente - articola il segretario provinciale dei metalmeccanici Cgil, Samuele Lodi - L’approdo ad un partito non è l’idea di base. È invece giusto proporre anche a livello locale dei momenti di confronto su diritti, libertà e partecipazione, all’interno della Cgil e con le associazioni, avendo la manifestazione di sabato 28 come passaggio importante». A contatto con i settori lavorativi più colpiti dalla crisi, nella Fiom, c’è Claudio Veronesi, che non a caso fa il landiniano di ferro: «Sono pronto alla coalizione sociale già dal 2007, da uomo di sinistra che non riesce a digerire tutto. Sapevamo che dopo il jobs act si sarebbe mosso qualcosa, e non è un partito: si utilizza questo argomento per attaccare Landini. Gli interlocutori naturali sono i movimenti, No Tav, senza casa, Arci, Agesci, Libera, Libertà e giustizia, Emergency per citarne alcuni. La nostra azione sindacale, raccogliere firme contro la legge sugli appalti ad esempio, già contiene iniziative politiche, e l’urgenza di questa fase è dare voce a chi non è rappresentato. La Cgil? Dal Jobs act in poi stiamo facendo continuamente iniziative in comune su questi temi, anche stasera alla Sala della musica sul servizio civile».
Dagli uffici confinanti alla Camera del lavoro, però, arrivano molti distinguo, forse inevitabili dopo la frenata di Susanna Camusso. «Landini? Mi devo fare un’idea più precisa di cosa propone - ragiona Raffaele Atti, segretario provinciale Cgil - Un conto è relazionarsi con i movimenti, tutto un altro dare una forma organizzata a questa relazione. Questa forma può infatti confliggere con i vincoli stringenti di coalizione che Fiom ha all’interno della Cgil. E i rapporti con altre coalizioni, tipo Cisl e Uil (con quest’ultima abbiamo condivisa l’ultimo sciopero generale), come si conciliano? Certo esiste il tema di allargare il consenso attorno alle nostre proposte, e il movimento d’autunno è privo d’interlocutore politico, ma se facciamo altro rispetto al nostro mestiere, i miei dubbi aumentano».
Al di fuori di piazza Verdi si registra l’accoglienza fredda di Paolo Marcolini, presidente dell’Arci («so che c’è stata una riunione ma non se n’è parlato a nessun livello della nostra organizzazione: troverei un errore appoggiare un movimento politico nascente») e quella interlocutoria di Donato La Muscatella (Libera): «Sono benvenute le iniziative che raccordano corpi intermedi della società e istituzioni, e se Fiom organizzerà un tavolo noi ci saremo. Restiamo però un’associazione apartitica e il nostro ambito d’azione è la legalità».
E i partiti? Landini non li invita al tavolo, c’è chi osserva con interesse («è un progetto positivo che non vedo in antagonismo con altri pezzi di sinistra e con il Pd, ma come un contributo di segmenti di società» dice Annalisa Felletti, segretaria Sel); e chi con un pizzi co di scetticismo («se serve a mettere in rete le varie lotte e le azioni di autorganizzazione non può che essere un’ottima cosa, se deve diventare l’ennesimo contenitore formale non serve» scrive su Fb Elisa Corridoni, di Prc). Già intensa la riflessione di Ilaria Baraldi, civatiana Pd: «Forse qualcosa da dire Landini ce l’ha. Attrazione? Me lo chiedo da tempo cosa potrebbe succedere, certo a sinistra si può fare qualcos’altro ma resto convinta che sia meglio portare il Pd a guardare da quella parte piuttosto che seguire Landini, anche perché le proliferazioni di partiti ha stancato».
Stefano Ciervo
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