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la presentazione all’ariostea

«Aldro, dopo dieci anni niente è cambiato»

«Aldro, dopo dieci anni niente è cambiato»

Il libro del poliziotto Alessandro Chiarelli: «Ancora oggi addestramenti inadeguati»

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«Dieci anni dopo non è cambiato niente. Lo Stato preferisce pagare risarcimenti milionari anziché mettere mano agli accorgimenti necessari affinché quel che è capitato non succeda più: formazione e addestramento delle forze dell’ordine, apparati tecnologici. Nulla di nulla». Alessandro Chiarelli, poliziotto della Questura di Ferrara e sindacalista Siap, presenta il suo libro “Il caso Aldrovandi” (Faust Edizioni). Un libro documentato sulla vicenda della morte del giovane ferrarese nel settembre 2005; una ricostruzione terza, riflette l’autore, «rispetto alle due curve da stadio in cui la città è rimasta divisa da allora: da una parte coloro che ritengono i poliziotti sadici assassini, come se ci fossero turni di volante di quattro persone che si divertono ad ammazzare; dall’altra quelli che negano qualsiasi responsabilità di chi intervenne quella notte». E la sentenza in mezzo, «paradossalmente insoddisfacente per entrambe le parti».

Chiarelli ravvisa piuttosto un “concorso di circostanze” sugli effetti drammatici di quell’intervento di polizia. Parla della droga che Aldrovandi assunse alla discoteca Link di Bologna prima di tornare a Ferrara. «Un tabù, l’argomento è stato rimosso – sostiene il poliziotto - per malintesa vicinanza alla famiglia o per indennizzo postumo. Però se Federico fosse stato in condizioni normali quella notte non sarebbe accaduto nulla». All’origine c’è pure una gestione della vicenda sconcertante da parte delle istituzioni: «Fin dal comunicato stampa che negò qualsiasi scontro fisico, un modo per tentare di far stemperare il tutto; ma anche il procuratore Messina inizialmente si espresse in favore della polizia. E la madre avrebbe avuto il diritto di incontrare i quattro agenti e sapere cos’era successo dalla loro voce». Tuttavia, ripete Chiarelli, «in Italia non c’è né una metodologia di addestramento mirata e frequente, né una tecnologia adeguata per il contenimento delle persone esagitate. Una situazione fallimentare sotto ogni punto di vista e dopo Aldrovandi ne sono morti altri, in condizioni simili. Quella notte sarebbe bastato un semplice spray al peperoncino e le cose sarebbero andate diversamente». Il dibattito, moderato in Biblioteca Ariostea dal giornalista Nicola Bianchi, ha visto anche gli interventi dell’editore Fausto Bassini, dell’avvocato e consulente giuridico-editoriale Filippo Barbagiovanni Gasparo e di Elena Buccoliero del Movimento Nonviolento.

Fabio Terminali

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