Condannato per la morte del ciclista
Pena di 1 anno e 4 mesi, patente sospesa per lo stesso periodo: parte civile i famigliari e l’associazione vittime della strada
In aula ci sono tutti, i famigliari di Bruno Ruberto, il giovane di 20 anni morto in un incidente stradale in via Modena il 21 luglio scorso, e anche il ragazzo che lo investì con l’auto, uccidendolo. Un processo difficile, carico di tensione che scoppia in aula ed è poi ridimensionata durante l’udienza, che si conclude con il patteggiamento della pena per Giacomo Felloni, poco più che ventenne anche lui, per aver colpito la sera del luglio scorso, mentre viaggiava con la sua auto verso Ferrara, Bruno Ruberto che stava tornando a casa e attraversava via Modena in bicicletta. L’impatto fu tremendo, non lasciò scampo al giovane ciclista.
La sua morte per la giustizia italiana vale 1 anno e 4 mesi, pena patteggiata, condizionale concessa, e sospensione della patente per lo stesso periodo della pena. Finisce così alla mezza di ieri mattina il processo lampo che ha visto procura, legali e periti cinematici confrontarsi sull’incidente. La perizia della procura ha sostenuto che in quel punto il ragazzo che guidava viaggiava ai 70 orari, troppi per quel punto in cui si deve viaggiare ai 50, e l’impatto fatale lo ha dimostrato, purtroppo. La difesa dell’avvocato Alberto Bova ha sostenuto, con la propria perizia alla mano, che l’auto viaggiava meno veloce e che anche andando a bassa velocità, purtroppo, non avrebbe evitato la morte del ragazzo che si immise su via Modena, all’ultimo momento, al buio, con la pioggia. La realtà cruda del processo e di questo dramma è che chi guidava non vide il ragazzo, e lo investì uccidendolo sul colpo. Di tutto questo ha tenuto conto il verdetto deciso ieri dal giudice Monica Bighetti e proposto dal pm in aula Giuseppe Tittaferrante al giudice, che ha accolto la costituzione di parte civile di tre gruppi familiari assistiti dall’avvocato Paolo Torsello, e anche dell’associazione vittime della strada, rappresentata dall’avvocato Giacomo Forlani.
Daniele Predieri
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