«A noi l’eredità (e gli immobili) della Dc»
Servono le firme di 200 soci fondatori per ricostruire la Democrazia cristiana “doc”: l’impresa è improba ma un manipolo di ex democristiani emiliani ci si sta impegnando. «Ci siamo riuniti nei...
Servono le firme di 200 soci fondatori per ricostruire la Democrazia cristiana “doc”: l’impresa è improba ma un manipolo di ex democristiani emiliani ci si sta impegnando. «Ci siamo riuniti nei giorni scorsi a Bologna e abbiamo deciso di tentare: cercheremo di coinvolgere gli ex di altre regioni, a partire dal Veneto - racconta Giuseppe Toscano, democristiano storico - Per ora siamo in 35, tra i quali Emerezio Barbieri e Gianni Fondana, siamo fiduciosi di poter arrivare a presentare istanza al giudice per ricostituire il partito». Servono, come detto, 200 firme di esponenti che ricoprivano incarichi nel partito al momento dello scioglimento, nel 1992. Per farci cosa, di questa nuova Dc? «Il simbolo non c’interessa, se lo dividono Casini e Rotondi senza farci granché dal punto di vista elettorale. Potremmo invece - è l’obiettivo fissato da Toscano - rivendicare il patrimonio immobiliare del partito, che venne affidato ad una società romana, l’Immobiliare, e del quale si sono perse in gran parte le tracce. Solo nella nostra provincia c’erano i due appartamenti di via Frizzi, immobili a Codigoro, Copparo, Comacchio e Lagosanto. Qualcuno è stato venduto? E il ricavato dov’è finito?». Il filone è eventualmente da sviluppare in parallelo all’attività politica di questa nuova Dc, che secondo Toscano andrebbe declinata su di un terreno ben preciso: «L’avversario da battere è il grande capitalismo finanziario, dovremmo essere alternativi a Renzi e Salvini per sollecitare il voto del ceto produttivo (artigiani, agricoltori, professionisti) che nessuno rappresenta. Tosi è riferimento, se in Veneto si libera dell’Ndc, la visione dei cattolici in politica di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI i fari».
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