«Conclusa la liquidazione» Gli ex Ds mostrano i conti
Il liquidatore Torri annuncia l’operazione trasparenza nel giro di due-tre mesi C’è rimasto qualcosa da spendere? «Solo briciole». E la fondazione si blinda
L’esperienza dei Democratici di sinistra ferraresi si chiuderà formalmente tra qualche mese, a distanza di otto anni dallo scioglimento del partito con relativa confluenza nel Pd. L’annuncio arriva dal liquidatore dei Democratici di sinistra, Attilio Torri, e arriva proprio al culmine della polemica sull’eredità materiale degli ex Ds, rilanciata dall’ex tesoriere Giorgio Bottoni alla vigilia di un congresso Pd complicato dal punto di vista dei conti da far quadrare. «Siamo in condizione di chiudere la liquidazione nel giro di due-tre mesi, e in quell’occasione, in maniera pubblica, renderemo conto di come sono state allocate tutte le risorse di partenza» sottolinea Torri, che è stato affiancato in quest’opera da un consiglio di tesoreria composto da quattordici ex Ds, in rappresentanza dell’intera provincia. L’accelerazione c’è dunque stata, anche perché in queste settimane, a fronte delle domande poste principalmente da Bottoni sulla sorte dei conti correnti intestati al partito, qualche risposta ha cominciato a venir fuori: l’attuale tesoriere Pd, Maurizio Barbirati, aveva infatti rivelato che parte del rosso del bilancio 2013, oltre 240mila euro in totale, era stato coperto da una cospicua donazione liberale da parte degli ex Ds (entro i limiti concessi dalle associazioni, il tetto è di 100mila euro). Cosa c’è rimasto in cassa, dunque? «Parliamo di briciole, ma saprete tutto al momento giusto» insiste Torri.
Bisogna dunque attendere la spartizione di queste ultime «briciole» e poi si capirà dove sono finite le centinaia di migliaia di euro in liquidità che gli ex Ds avevano da parte al momento del loro scioglimento. Si tratterà, è bene ricordarlo, del primo rendiconto completo di uno dei partiti sciolti nella prima e anche nella seconda Repubblica, che riguarderà appunto saldo debiti e gestione liquidità. Non saranno invece affrontati da Torri e dal suo consiglio di tesoreria i temi relativi alla disponibilità del patrimonio immobiliare ex Ds, che è stato inglobato al momento dello scioglimento nella Fondazione L’approdo. Anche sulla fondazione si sono concentrati gli sguardi del Pd, che utilizza una ventina d’immobili messi a disposizione a prezzo politico per le proprie sezioni, ma che ricaverebbe un beneficio non trascurabile nei rapporti con le banche dal poter presentare garanzie patrimoniali, in un momento complesso dal punto di vista finanziario.
Niente da fare, è stata la risposta ribadita più volte dalla fondazione guidata da Bracciano Lodi, che in seconda battuta ha negato anche possibili ripensamenti («noi intendiamo proseguire così»). Si mette in evidenza il fatto che il Pd è il «punto di riferimento politico principale» della fondazione, ma è evidente, in controluce, che gli ex Ds non si sentono rappresentati in toto dai democratici: non tutti hanno infatti aderito al nuovo partito, e il “tesoretto” immobiliare tenuto lontano da via Frizzi è un modo per tutelare anche questi ultimi, che restano più genericamente nell’area della “sinistra”.
Stefano Ciervo
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