La Nuova Ferrara

Ferrara

processo

Mazzettopoli, scoppia la guerra tra geometri

Mazzettopoli, scoppia la guerra tra geometri

Sei testimoni denunciati per falsa testimonianza e calunnia dal tecnico condannato

2 MINUTI DI LETTURA





Contro di loro il giudice Attinà aveva usato parole di fuoco. Nelle motivazioni della sentenza con cui condannava il geometra comunale Ivan Passerini per corruzione, il magistrato aveva riservato pagine severe non solo contro l’imputato, ma anche a quei testimoni che, presentati come vittime di un ricatto, erano in realtà compiacenti controparti di un sistema corruttivo. E se Passerini, entrato nel processo con l’accusa di concussione, ne era uscito con una condanna per corruzione, allora non solo il corrotto, ma anche i corruttori dovevano rendere conto alla giustizia. Da qui ha preso le mosse quello che potrebbe diventare il processo Mazzettopoli-bis, a carico di quei geometri privati che hanno pagato tangenti per favorire le loro pratiche in Comune. E se la procura, cui il tribunale aveva rinviato gli atti per accertare questa ipotesi di reato, aveva presentato una prima richiesta di archiviazione perché il reato nel frattempo si era prescritto, ieri davanti al gip Silvia Marini la “guerra tra geometri” è proseguita. Perché Ivan Passerini, assistito dall’avvocato Massimo Bissi, a sua volta ha denunciato sei testimoni (cinque geometri e un ingegnere) per calunnia e falsa testimonianza, considerato che il giudice, nelle motivazioni, aveva scritto che tutti dissero il falso solo «allo scopo evidente di celare le proprie responsabilità in merito all'accaduto (i soldi dati, ndr), rivendicando per sè il ruolo di vittime e addossando al Passerini l'intera colpa (peraltro aggravata)».

A questa denuncia era seguita una seconda richiesta di archiviazione da parte della procura, motivata dal fatto che i reati contestati non sarebbero perseguibili perchè scriminati dal diritto di difesa.

Ragionamento che, ha obiettato la parte lesa, se può in alcune circostanze applicarsi alla falsa testimonianza non può invece “sanare” il reato di calunnia. Ed è su questo presupposto che l’avvocato Bissi si è opposto alla richiesta di archiviazione, opposizione che è stata discussa ieri dal tribunale. Al termine dell’udienza il giudice Silvia Marini si è riservata , rimandando la decisione ai prossimi giorni.

E in caso di accoglimento delle ragioni sostenute dal legale di Passerini, potrebbe aprirsi un nuovo fronte giudiziario della vicenda “Mazzettopoli”, dove «i presunti concussi - scrive ancora Attinà - nonostante l'invito dello stesso presidente dell'ordine dei geometri a denunciare ogni irregolarità, alle domande degli inquirenti negavano di aver corrisposto somme di denaro ad altri dipendenti comunali e a Passerini».(a.m.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google