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Tangenti Acer, restituiti i lingotti

Tangenti Acer, restituiti i lingotti

Patrimonio non illecito: il gip accoglie la richiesta del funzionario condannato

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Erano diventati il simbolo dell’inchiesta Acer, tre lingotti d’oro sequestrati a Ruggero Sinigaglia, uno dei funzionari dell’ex Istituto case popolari, arrestato, processato e condannato per concussione, per ricattai su un imprenditore. Ma quei tre lingotti, ha deciso ieri mattina il giudice Piera Tassoni, debbono essere restituiti a Sinigaglia, perchè - riduzione giornalistica di principi tecnico-giuridici molto articolati - non è stata di fatto fornita la prova che fossero patrimonio accumulato illecitamente. Anzi, ieri mattina l’avvocato Gianni Morrone che assiste Sinigaglia ha convinto, dimostrandolo con documenti e una corposa memoria, che lingotti (valore oltre 100mila euro) e soldi confiscati (6000 euro in contanti vennero trovati dentro una presa della luce) erano di provenienza lecita, pulita e più che giustificata.

Si chiude così il braccio di ferro che Sinigaglia e il legale avevano attivato dopo la sentenza di condanna di primo grado: patteggiamento a 3 anni e 2 mesi, dopo aver risarcito 40mila euro di danni all’Acer. Allora il giudice decise come pene accessorie la confisca dei lingotti e dei soldi sequestrati durante le indagini. Il legale fece ricorso in Cassazione, e la Cassazione annullò il provvedimento (per difetto di motivazione) del giudice di Ferrara, rinviando ad altro processo.

Che ieri mattina si è svolto, in tribunale davanti al giudice Tassoni e la pm Barbara Cavallo. E la conclusione è stata la restituzione dei beni congelati, perchè come spiegava ieri pomeriggio da Padova l’avvocato Morrone «abbiamo dimostrato che non vi era sproporzione tra il patrimonio vantato da Sinigaglia e il reddito percepito». Dunque, lingotti e soldi sono rientrati in suo possesso, chiudendo così, per sempre, il suo coinvolgimento nell’indagine Acer. Ma sempre ieri mattina, sempre in tribunale, ma in altra aula, era fissata un’altra udienza del processo ancora in corso per le tangenti all’Acer, a carico di un funzionario coinvolto nella stessa indagine, Salvatore di Salvatore. Il suo legale, Fabio Anselmo, impegnato in un processo a Roma, ha chiesto e ottenuto un rinvio: pertanto si torna in aula l’8 giugno con i primi testimoni dell’accusa e tra questi dovrebbe esservi Filippo Dianti, l’imprenditore ricattato, l’accusatore di tutti i funzionari Acer, vittima della concussione. Ieri all’udienza è stata fissata anche altra udienza per il 13 luglio per terminare se possibile la sfilata dei testi.

Daniele Predieri

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