«Cona, accuse sbilenche e infondate»
Ultime arringhe delle difese. L’avvocato Valgimigli: «Se l’ospedale non è una cattedrale nel deserto è merito di Melchiorri»
«Un pubblico ministero che non ascolta le difese ed evita il confronto è destinato a commettere errori su errori e a formulare tesi accusatorie sbilenche, infondate e travisate».
Ed è esattamente quello che è successo, secondo l’avvocato Lorenzo Valgimigli, nel processo sui presunti sprechi di denaro pubblico e irregolarità negli appalti per la realizzazione dell’ospedale di Cona. Ieri, giornata dedicata alle ultime arringhe della difesa prima delle sentenza, slittata dal 27 marzo al 13 aprile, Valgimigli non si è limitato a voler dimostrare ai giudici che i suoi assistiti (gli ingegneri Carlo Melchiorri, direttore dei lavori, e Fulvio Rossi, commissione collaudo) non si sono resi responsabili dei reati contestati (abuso d’ufficio e omissione), ma non ha risparmiato critiche al pubblico ministero Castaldini, a cominciare dall’assenza in aula durante gli interventi dei difensori e proseguire con la conduzione delle indagini.
Uno degli esempi, ha sottolineato il legale, è l’interpretazione delle intercettazioni telefoniche. Come la conversazione tra Melchiorri e il responsabile amministrativo Marino Pinelli. Quest’ultimo, informato da un cronista dell’indagine in atto, si raccomanda di «sistemare le carte, che devono non solo essere, ma sembrare trasparenti». Il preludio alle “carte false”, secondo l’accusa. La volontà di presentare una documentazione ordinata, visto che, come dice Melchiorri nella stessa telefonata «non abbiamo speso un euro in più del dovuto». E ancora un’altra conversazione tra Melchiorri e Pinelli, ritenuta “confessoria” dall’accusa: quella in cui il direttore dei lavori afferma di non considerare varianti il rivestimento delle sale operatorie. E infatti, nota Valgimigli: «Il rivestimento non venne incluso nella perizia di variante 5, ed è quindi diventato oggetto di contenzioso con il Consorzio Prog.Este». Melchiorri già in istruttoria «cercò di spiegarlo come un matto al magistrato», ma il pm «si è basato solo sulle telefonate senza controllare gli atti amministrativi, travisando la prova e ricorrendo ad argomentazioni pretestuose».
L’errore di fondo, ha proseguito il difensore, è stato quello di ritenere le varianti come un mezzo per rimediare a carenze di progettazione o a lavori eseguiti male, pagando due volte per le stesse opere con spreco di denaro pubblico. Peccato che tra la prima progettazione per Cona II, nel 2003, e l’epoca dei fatti contestati, il 2008-2009, siano passati oltre 5 anni «e in questo periodo quante leggi, quante linee guida regionali erano cambiate? L’ospedale è un’opera viva, come pensare che un progetto del 2003 potesse rimanere fisso e immodificabile? Non c’è nessun illecito dietro questa logica, che è fisiologica per chi conosce la sanità».
E se è stato necessario ricorrere a varianti per aggiornare l’opera a nuove esigenze e normative «perché mai l’impresa non avrebbe dovuto essere pagata?». Cade qui,ha detto ancora Valgimigli, il teorema-Pinelli, quello delle varianti usate come borsa della spesa. Quelle varianti che invece erano allegate al progetto preliminare che lo stesso Pinelli consegnò all’impresa il 19 maggio del 2005, e che deve essere preso a pietra di paragone per valutare l’operato della direzione dei lavori nella valutazione delle varianti. Ci sono, paradossalmente, gli innumerevoli contenziosi tra il S.Anna e Prog.Este a dimostrare che la direzione dei lavori è stata tutt’altro che di manica larga con l’impresa. Così come la decisione di andare avanti con la costruzione in attesa che venisse definita l’impiantistica non solo non comportò sprechi aggiuntivi, ma fu «una scelta strategica intelligente perché consentì di non fermare il cantiere».
Melchiorri, ha concluso Valgimigli nel chiederne l’assoluzione piena insieme a Rossi, «è stato autore di un’autentica impresa che ne fa uno degli eroi civili nascosti nelle pieghe del nostro contraddittorio Paese. Un’impresa a che, quando saranno spenti i riflettori del processo e delle strumentalizzazioni politiche avrà in altra sede il plauso che merita. Se Cona non è diventata una cattedrale nel deserto come il Palazzo degli Specchi, il merito va a questo ingegnere tenace, appassionato e coerente».
Alessandra Mura
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