Felicity a rischio flop il marchio langue sul web
Nato per rilanciare le attività in centro storico non è stato sostenuto Pochi “mi piace” e pochi aderenti nonostante quasi 200mila euro di contributi
Il commercio in centro storico non se la passa bene. Quello virtuale poi, che dovrebbe alimentarlo grazie al passaparola che corre su internet, va pure peggio. Esattamente un anno fa in municipio si battezzava in pompa magna il nuovo marchio FeliCity. Comune, Ascom e Confesercenti (divise circa la questione degli ambulanti sul Listone, le due associazioni sul progetto in questione vanno d’amore e d’accordo) si lanciavano in illuminanti visioni e mirabolanti promesse. «Serve tempo e partecipazione prima di prendere delle decisioni, ma poi i risultati vengono», assicurava l’assessore Marescotti. «È un primo passo importante - confermava Matteo Musacci (Ascom) – e va a colmare un vuoto. Tutti gli eventi avranno quel cappello: ci crediamo molto e possiamo davvero venderlo». Per Alessandro Orsatti (Confesercenti) «anche con il protagonismo dei commercianti puntiamo a dare uno sprint al centro storico».
La verità è che la campagna di comunicazione arranca, come ha maliziosamente accennato di recente Cna. Pochissime fin qui le vetrofanie esposte sulle vetrine dei negozi; e dire che il logo (opera dello studio professionale Le Immagini) è all'insegna della giovialità e del fascino, pure troppo per chi vi ha visto un’immagine più adatta a un’agenzia matrimoniale. Nessuna traccia o quasi anche sulle locandine delle iniziative che si tengono nel salotto buono della città; ultimo esempio il cooking show di Simone Finetti, il cuoco di Masterchef.
La parte web (curata dall’agenzia Dinamica Media) non regala impressioni migliori, tutt’altro. La pagina Facebook dedicata raccoglie appena 71 “mi piace”, meno di un pizzicagnolo di quartiere, e viene aggiornata a singhiozzo. Il sito www.felicity.fe.it dovrebbe diventare un portale turistico-commerciale che permetta agli imprenditori di realizzare le proprie vetrine online. Finora ne sono presenti appena dieci: un bed and breakfast, un’agenzia viaggi, due immobiliari, due negozi di abbigliamento, altrettanti studi professionali, un panificio e un ottico. Con il risultato spiacevole di veder apparire la scritta “nessun commerciante trovato” quando si clicca in cerca di un ristorante o una pizzeria. Quasi che Ferrara fosse un deserto di tavole calde. Sarà che il sito web è attivo da pochi mesi e che gli incontri di formazione per sensibilizzare gli esercenti (forse spaventati dai costi per partecipare a ciò che si ritiene un doppione o l’ennesimo marchio) sono tuttora in corso, ma il rischio flop è dietro l’angolo. Da scongiurare, anche perché sarebbe a quel punto complicato giustificare il finanziamento pubblico ottenuto sulla base delle linee guida del progetto, grazie alla legge regionale 41/97 sulla valorizzazione dei centri commerciali naturali: in tutto 150mila euro dalla Regione Emilia-Romagna, a cui si sono aggiunti i 45mila del Comune. La FeliCity, se la si osserva con attenzione, non è affare per tutti.
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
